La Legge Elettorale

La Legge Elettorale

“…Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico…”
Art. 48 Cost.

Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia rappresenta un unicum per quanto riguarda il sistema politico: nel Bel Paese, infatti, i governi faticano a varcare l’anno, sebbene siano continuamente ostaggio dei consensi parlamentari. Inoltre, malgrado l’essenza parlamentare si basi su un sistema multipartitico, su una frammentazione partitica interna e sulla disperata ricerca di coalizioni, per diverso tempo la Repubblica italiana ha convissuto con l’incapacità di formare maggioranze stabili.  

Il fondamento di tutte le democrazie è ascrivibile al sistema elettorale. Nonostante possa apparire come un mezzo volto a trasformare i voti degli elettori in seggi parlamentari e orientare alla scelta del modello elettorale – condizionando così la composizione parlamentare – il sistema elettorale indirizza la vita dell’intera nazione.

La legge elettorale potrebbe essere paragonata al manuale di istruzioni di un elettrodomestico: anche se in un primo momento può sembrare inutile, la sua lettura e comprensione permette il corretto sfruttamento di quel determinato bene. Allo stesso modo, è l’elettorato ad avere il controllo sulla composizione del Parlamento, che avrà invece il compito di promuovere o bloccare tutte quelle azioni governative che potrebbero ripercuotersi sul popolo italiano, vale a dire sul consumatore ultimo di tale bene.

25 SETTEMBRE 2022: DOPO ANNI DI STOP, TORNANO LE ELEZIONI POLITICHE

Il 25 settembre 2022, le elezioni politiche si terranno in anticipo rispetto alla scadenza originaria prevista nella primavera del prossimo anno, a causa della crisi del governo Draghi. I cittadini sono chiamati a votare i due rami del Parlamento, o per meglio dire, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica: bisogna quindi scegliere i rappresentanti che andranno in Parlamento (400 deputati e 200 senatori). Con la riforma costituzionale relativa al taglio dei parlamentari, emanata in seguito al referendum del 2020, il numero dei delegati è stato ridotto. Occorre tuttavia ricordare che in Italia non si elegge chi sarà alla guida del governo, ma i rappresentanti che voteranno la fiducia al nuovo Presidente del Consiglio e ai suoi ministri. Il 25 settembre ci sarà inoltre una novità riguardo agli elettori: prima del Rosatellum, i cittadini con età inferiore ai 25 anni non potevano votare i membri del Senato della Repubblica; da quest’anno, invece, tutti i cittadini che hanno compiuto 18 anni avranno diritto di voto.

COME FUNZIONANO LE ELEZIONI?

Nel periodo elettorale, l’Italia viene ridisegnata in collegi e suddivisa sulla base di due criteri: il primo organizzativo, il secondo di rappresentanza politica. Questa ripartizione prende tuttavia in considerazione un numero variabile di elettori; in questo modo, si avranno aree con un’elevata concentrazione demografica e zone con una densità di popolazione più bassa. Ne consegue la nascita di collegi elettorali di diverse dimensioni.

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Il sistema elettorale può essere di tipo maggioritario o di tipo proporzionale. Il sistema elettorale maggioritario include quei collegi in cui vince una sola persona, eletta a maggioranza. Questo sistema è stato molto discusso perché va a escludere totalmente o parzialmente le minoranze. Il sistema elettorale proporzionale prevede invece che ogni partito presenti una lista di candidati[1] e che gli elettori scelgano una lista specifica. Le liste sono aperte, se gli elettori possono scegliere chi vogliono eleggere all’interno di una singola lista, o bloccate, se è il partito a scegliere il suo rappresentante. In quest’ultimo caso saranno i candidati in cima alla lista ad avere più probabilità di essere eletti.

Le varie tipologie di collegi seguono un sistema elettorale applicato. I collegi elettorali possono essere uninominali o plurinominali. I primi sono generalmente associati al sistema elettorale di tipo maggioritario e prevedono una circoscrizione elettorale in grado di eleggere un unico rappresentante all’interno di un’assemblea legislativa[2]. Il pregio di tale collegio è dato dal fatto che gli elettori scelgono in maniera diretta il delegato che ritengono più adatto; il suo più grande difetto è invece legato alla compravendita dei voti nei collegi più piccoli. In genere, i collegi plurinominali sono invece associati a un sistema elettorale proporzionale e presentano delle liste di candidati, dalle quali viene poi proclamato un vincitore in proporzione al numero di voti ricevuti nelle singole liste.

LE LEGGI ELETTORALI: PORCELLUM, ITALICUM E ROSATELLUM

Nel corso del tempo, le diverse maggioranze governative hanno cercato – con le modalità più disperate e anticostituzionali – di assicurarsi un governo più longevo apportando delle modifiche alla legge elettorale. Per garantire una maggiore stabilità e durabilità è stato quindi introdotto il premio di maggioranza, capace di arginare la frammentazione partitica, considerata il principale movente delle crisi governative che si sono susseguite nel corso della Repubblica. L’unica costante del sistema elettorale in vigore a partire dal 1993 è la definizione “alla latina”, che prende il nome del relatore della legge. L’ideatore di tale latinismo è il politologo Giovanni Sartori, che giornalisticamente ha attribuito il nome Mattarellum (l. 276/1993 e l. 177/1993) alla disciplina elettorale che ha avuto come primo firmatario Sergio Mattarella. Da allora si sono susseguite il Porcellum, l’Italicum e l’attuale legge elettorale, il Rosatellum (l. 165/2017).

Dal Mattarellum alla Legge Calderoli e dall’Italicum alla legge Rosato

Il post-tangentopoli non ha risparmiato nemmeno la legge elettorale. Il nuovo assetto, basato sulla Legge Mattarella, concepiva un sistema politico misto, nato da un referendum in cui gli italiani hanno preso le distanze dal sistema proporzionale[3], che fino ad allora aveva disciplinato le elezioni, per abbracciare un sistema elettorale a prevalenza maggioritario. Questa legge prevedeva la suddivisione del territorio nazionale in 475 collegi per la Camera e 232 per il Senato. In ogni collegio veniva eletto un deputato o un senatore (si parla di collegi uninominali proprio perché non era permesso ai candidati di presentarsi in più di un collegio). L’elezione si basava sul voto diretto da parte degli elettori e il collegio spettava alla persona che riusciva a ottenere anche un solo voto in più rispetto agli altri. Tramite l’uninominale si eleggevano il 75% dei parlamentari, gli altri venivano invece eletti con un sistema di tipo proporzionale. Solo i partiti che superavano la soglia di sbarramento del 4% accedevano alla redistribuzione dei seggi.

Il Mattarellum è rimasto in vigore dal 1993 al 2005, anno in cui è stata introdotta la Legge Calderoli, una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate. Il premio di maggioranza riguarda, nello specifico, l’assegnazione di un certo numero di seggi per lista o coalizione, mentre per liste bloccate si intende l’elezione di quei candidati che sono stati inseriti ai primi posti di una lista, ma che non per forza coincidono con quelli che risultano essere stati i più votati. Nel 2014, il premio di maggioranza è stato considerato illegittimo a livello costituzionale (Sentenza n.3/2014 della Corte costituzionale) e ha portato all’introduzione del voto di preferenza, con cui bisognava scegliere uno dei candidati presenti in una determinata lista. Attraverso questa modifica, messa in atto dalla Consulta, è stato modificato anche il nome della legge, denominata quindi Consultellum. Nel 2015, su proposta di Matteo Renzi, il suo nome è stato tuttavia convertito in Italicum.

Nel 2015, Sergio Mattarella ha firmato l’entrata in vigore dell’Italicum (questa denominazione è stata scelta per indicare una legge elettorale in grado di salvare il sistema Italia). Tale legge prevedeva inizialmente un sistema proporzionale con un eventuale doppio turno di votazioni, il premio di maggioranza, una soglia di sbarramento e cento collegi plurinominali con capilista bloccati. Il 2017 si apre tuttavia con la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte costituzionale, sia per quanto riguarda il ballottaggio previsto dal nuovo sistema elettorale che per la discrezionalità di cui godevano – una volta eletti – i capilista bloccati, i quali avevano la possibilità di scegliere il proprio collegio di elezione[4].

Data la sua incostituzionalità, l’Italicum è stato abrogato con l’entrata in vigore del Rosatellum (l. 165/2017). Con quest’ultima legge elettorale, l’Italia si era già recata alle urne nel 2018, in occasione di un’elezione anomala caratterizzata dalla presenza di tre poli contrapposti (centro destra, centro sinistra e Movimento 5 Stelle). In un altro contesto, qualsiasi altra legge elettorale non avrebbe di certo garantito una stabilità maggiore (questa Legislatura conta tre governi e altrettante maggioranze). La Legge Rosato consiste in un sistema misto tra proporzionale e maggioritario. L’assegnazione dei seggi – tenendo conto del taglio dei parlamentari – prevede che un terzo dei delegati siano determinati da un sistema maggioritario (147 alla Camera e 74 al Senato), 8 seggi alla Camera e 4 al Senato siano assegnati in base al voto degli italiani all’estero, mentre gli altri (245 alla Camera e 122 al Senato) siano distribuiti con un sistema di tipo proporzionale.

X Il Rosatellum prevede inoltre le pluricandidature, è infatti possibile candidarsi sia in un uninominale che in listini proporzionali. Tuttavia, questa duplice possibilità non fa altro che complicare il sistema poiché, nonostante un candidato sia presente in più collegi, potrà essere eletto in un solo collegio, creando così un meccanismo di slittamento per gli altri candidati che fanno parte della sua stessa lista. L’imprevedibilità di dove potrà essere eletto un candidato scatena il cosiddetto “effetto flipper”. Difatti, per compensare i seggi spettanti a una lista, si dà avvio a un “rimbalzo” dei candidati da un collegio all’altro, da una regione all’altra (che rimbalza proprio come una pallina di flipper). Per comprendere tale conseguenza, occorre specificare che l’assegnazione dei seggi plurinominali avviene secondo il metodo Top-Down, ovvero dal nazionale al territoriale. Ciò significa che a livello nazionale viene designato un certo numero di liste; se esse superano la soglia di sbarramento (3% per i partiti e 10% per le coalizioni), si ha poi la redistribuzione dei seggi, secondo il calcolo dei quozienti e dei resti. Su questa base, può capitare che in alcune circoscrizioni siano necessari degli aggiustamenti, al fine di rispecchiare nella maniera più fedele possibile i risultati ottenuti dai partiti a livello nazionale. L’assegnazione dei seggi al Senato segue invece una logica regionale. È questa la ragione che ha portato a un innalzamento della soglia di sbarramento implicito: se, ad esempio, al Senato ci fossero 100 seggi e una regione avesse solo 10 seggi, un partito dovrà assicurarsi ben più del 3% per rientrare nella redistribuzione e non rischiare di essere escluso.

In aggiunta, è prevista anche una quota di genere secondo cui nessun sesso può rappresentare oltre il 60% dei candidati e ogni listino plurinominale deve seguire lo schema d’alternanza donna-uomo o uomo-donna. Tuttavia, nella realtà, questa disposizione viene aggirata tramite le pluricandidature: se, ad esempio, il nome di una stessa donna viene inserito come capolista in cinque diversi listini e la candidata viene eletta in una sola lista, per forza di cose negli altri quattro listini subentrerà l’uomo presente come secondo nome.

Una specialità made in Italy presente nel sistema elettorale vigente consiste nella vittoria (o perdita) del collegio uninominale da parte di una coalizione: i voti ottenuti da ciascun partito facente parte di una coalizione vengono generalmente sommati e chi riesce a ottenere anche un solo voto più dell’altro, conquista il collegio. Da ciò deriva la tendenza del Rosatellum di stringere coalizioni ampie e improbabili, al fine di accogliere quel voto che – nella somma – è in grado di fare la differenza.

Impattante è stato, infine, il taglio dei parlamentari a cui il Rosatellum si è dovuto forzatamente adattare. I collegi sono stati perciò ridisegnati e ingranditi; ciò ha prodotto tutta una serie di conseguenze, tra cui:

  1. Aumento dello sbarramento implicito;
  2. Le città densamente popolate hanno la possibilità di eleggere un solo senatore, che ha ora il compito di rappresentare un numero di persone molto elevato;
  3. Alcuni collegi uninominali raccolgono un numero maggiore di elettori provocando uno sbilanciamento dell’importanza del voto, come se quello di chi vive nella città X valesse di più rispetto di quello di chi vive nella provincia Y.

È quindi evidente l’estenuante ricerca di formule in grado di semplificare la rappresentanza politica mediante sistemi elettorali con tendenze maggioritarie, in grado di creare una personificazione della democrazia nella figura del leader investito dal Parlamento eletto. In tale contesto, lo scollamento eletto-elettore alimenta la crisi della democrazia parlamentare, a sua volta dovuta a una crisi della partecipazione politica per mancanza di fiducia nel pilastro democratico della rappresentatività. Al fine di un corretto funzionamento, occorre dunque analizzare l’ambito sociopolitico (che in Italia è in continuo mutamento) in cui si va a proporre una determinata riforma, per far sì che vengano salvaguardati i principi democratici. Riprendendo l’esempio dell’elettrodomestico: è inutile acquistare un bene se non si ha spazio in casa o – peggio ancora – comprarlo per ostinazione e porlo al centro del salotto.

BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA


[1] Ciascun partito presenta delle liste elettorali contenenti l’elenco dei candidati sia per i collegi uninominali che per quelli plurinominali. Le liste vanno presentate alle cancellerie della Corte d’Appello o ai Tribunali dei capoluoghi di regione entro le ore 8 del 35° giorno prima delle elezioni. La scadenza massima è prevista alle ore 20 del 34° giorno prima delle elezioni. Per le elezioni del 25 settembre 2022, la scadenza massima è stata fissata alle ore 20 del 22 agosto.

[2] L’assemblea legislativa è un organo che rappresenta direttamente i cittadini e il territorio.

[3] Dal 1948 al 1993, tutte le elezioni sono state disciplinate da un sistema proporzionale in cui i partiti, per parteciparvi, presentavano una lista di candidati. Era invece compito degli elettori contrassegnare il simbolo del partito che volevano votare, accanto a esso erano quindi state predisposte quattro righe per indicare le preferenze dei votanti. Con tale sistema proporzionale si dava piena democraticità al Paese, dal momento che ai diversi partiti veniva assegnato un certo numero di seggi, che variava in base al numero dei voti ricevuti.

[4] Secondo la sentenza della Corte costituzionale, il ballottaggio può permettere anche a chi ha avuto pochi voti di ottenere il premio di maggioranza, stravolgendo così le intenzioni che gli elettori hanno manifestato al primo turno; rispetto ai capilista, si sottolinea come candidando la stessa persona come capolista in più collegi si affida all’eletto il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore, determinando una distorsione del suo esito.

AUTORE: Davide Casarin

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