@Start me Up

@START me UP: nuove imprese per un futuro più ecologico

L’economia circolare risulta essere l’unica soluzione per le aziende del futuro. Per tale motivo, le ultime presenti sul mercato hanno dovuto confrontarsi con la necessità di adattare le proprie idee a questa condizione. Le più recenti start up hanno, infatti, individuato idee innovative per tentare di risolvere, migliorare e rendere più sostenibile il pianeta. Le soluzioni sono le più svariate, ma tutte risultano essere collaborative verso il nono goal stabilito dall’agenda 2030 (imprese e innovazione); i macrosettori a cui fanno riferimento comprendono la tecnologia, il riuso, il riciclo e la moda.

9-Tech

La 9-Tech è la giovanissima start up nata all’inizio del 2020 e fondata dal ricercatore dell’Università di Padova, Pietrogiovanni Cerchier. Egli ha studiato come recuperare numerosi rifiuti elettronici – tra cui anche moduli fotovoltaici ormai inutilizzabili – e renderli nuovamente materie prime. I pannelli solari sono ormai certificati come uno strumento utile a ricavare energia pulita, ma come trattarli nel momento in cui smetteranno di essere funzionali? (Certo è che la loro vita è compresa tra i 25 e i 30 anni). L’azienda del giovane ingegnere industriale ha realizzato un impianto denominato “9-PV”, il cui dispendio energetico e il cui costo risultano essere i migliori risultati finora raggiunti rispetto alle altre proposte presenti sul mercato. Attraverso un processo termochimico, i collaboratori del fondatore sono riusciti a separare materiali ritenuti preziosi – ed estremamente necessari per differenti mercati come per quello dell’informatica – dagli altri componenti: in particolare, hanno separato il silicio, l’argento, il rame e il vetro. L’impianto pilota è ospitato presso il Green Propulsion Lab del gruppo “Veritas”, una piattaforma finanziata dal Ministero dell’Ambiente. Il progetto di 9Tech ha raggiunto anche la finale del VeniSIA, un acceleratore di progetti sulla sostenibilità.

Pietrogiovanni Cerchier spiega: «Durante il mio dottorato in ingegneria industriale all’Università di Padova ho lavorato insieme alla professoressa Katya Brunelli su come recuperare l’oro dalle schede dei dispositivi elettronici. Nelle celle dei pannelli c’è una quantità non trascurabile di argento; quindi, l’obiettivo di partenza era recuperare quello. Una volta terminato il dottorato, ho voluto continuare la ricerca e ho deciso di aprire la mia startup».[1]

Dunque, l’obiettivo generale, in questo momento, è creare una fusione tra sistema economico ed ecologico per non far scambiare materie prime e rifiuti, e ritrovarli in una relazione circolare in cui i materiali vengono mantenuti e recuperati il più possibile, minimizzando gli scarti e di conseguenza l’impatto sull’ambiente.                                                                                                    

Grycle

Grycle, nata a Milano nel 2021 da un team di tre ingegneri, un fisico e un’economista[2], è una macchina che trasforma i rifiuti in nuova materia prima. I rifiuti e la materia prima sono separati automaticamente e sono totalmente riutilizzabili nei processi di trasformazione industriale. Questo processo riduce il volume dei rifiuti di oltre il 90%.

Ciò è possibile grazie a un modulo d’intelligenza artificiale che consente al macchinario di imparare progressivamente a riconoscere nuovi materiali ed evitarne la differenziazione.

Dati per fare il punto della situazione:

  • 70%: aumento della produzione globale di rifiuti previsto entro il 2050;
  • 33%: rifiuti solidi urbani prodotti oggi non trattati;
  • 10%: costi nei bilanci delle municipalità per trattare i rifiuti;
  • 1,6: miliardi di tonnellate di CO2 prodotte solo per trattare i rifiuti.

Daniele Pes, uno dei due soci fondatori di Grycle, spiega: «Se fossimo in grado di ritrasformarli completamente, non sprecheremmo più le materie prime che li compongono. Non sarebbero più scarti ma una miniera di risorse, che potremmo riutilizzare indefinitamente. È da questa considerazione che nasce il progetto Grycle» e il co-fondatore Edoardo Carlucci aggiunge: «Il potenziale è che potremo trasformare l’immondizia in valore economico: Grycle è un progetto ambizioso, che nasce in Italia e punta al mondo, fatto di competenze e duro lavoro. Investire in Grycle significa essere artefici di un cambiamento radicale»[3].

Questo potente slancio da parte dei soci deriva dal fatto che nel 2020, dopo aver partecipato alla più importante fiera globale, organizzata per lo sviluppo e l’innovazione tecnologica, la start up ha avuto la possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico e ambire a diffondersi su larga scala.

Eso Recycling

“I prodotti di oggi, le risorse di domani” è il principio su cui si fonda la start up dell’imprenditore ellenico Nicolas Meletiou, fondatore di Eso Recylcing. L’azienda, nata nel 2018, si pone l’obiettivo di realizzare un “ciclo del riciclo” attraverso la trasformazione e la produzione di materia di prima e seconda scelta e di prodotti finiti destinati allo sport, al settore dell’oggettistica domestica, agli accessori per la moda e al tempo libero. Attraverso una serie di impianti dislocati sul territorio nazionale viene notevolmente diminuita la mole di rifiuti che sarebbero destinati alla discarica. Eso Recycling risulta essere un punto di riferimento anche per le attività benefiche grazie a progetti come “Il giardino di Betty” e “La pista di PIETRO”. In particolar modo, “Il giardino di Betty” è un’iniziativa che attraverso il recupero e la trasformazione di materiale riciclato proveniente dalle sneakers raccolte presso le amministrazioni pubbliche, ha portato all’ideazione di 25 parchi gioco per bambini dotati di pavimenti antitrauma e antiscivolo. L’obiettivo nel prossimo futuro è quello di completare la realizzazione del primo impianto di proprietà dell’Eso Recycling a Tolentino (Macerata) che farà da precursore alle 11 strutture da inaugurare entro il 2025. Per fare ciò, l’azienda ha aperto la raccolta fondi denominata “CrownFundMe”, il cui ricavato servirà ad acquistare i macchinari necessari all’impianto di Tolentino.

Yes You Can

Le iniziative dal settore della moda sono state molteplici, svariate e creative; tra esse è presente la proposta dalla startup milanese YesYouCan la quale ha attuato una nuova forma di riciclo per tutti quegli abiti la cui taglia non è più adatta o il cui modello ha smesso di piacere. Secondo il parere della CEO Caterina Maestro, il fashion renting è la risposta ideale al problema relativo alla fast fashion che in ogni modo ostacola gli accordi stabiliti dall’ONU nel 2016. YYC permette di interscambiare gli indumenti ancora in buone condizioni per limitare lo spreco dovuto all’acquisto di capi che verranno utilizzati per un breve periodo: tutto è nato facendo riferimento ai bambini in tenera età le cui dimensioni corporee cambiano in modo estremamente repentino. L’impresa, inoltre, si lascia affiancare da un’altra ditta per sostenere in modo ancor più opportuno la difesa dell’ambiente. L’azienda in questione è “TakeMyThing” che è il mezzo servizio di pony sharing eco-friendly attraverso cui YYC è oggi una realtà viva nella città di Milano.

ACBC

L’immagina ironica di un tacco bio che dà un calcio all’inquinamento è la reale iniziativa intrapresa da ACBC, prima e unica azienda B Corp[4] del mondo calzaturiero italiano. L’azienda, fondata nel 2017 da Gio Giacobbe e Edoardo Iannuzzi, ha inventato le scarpe componibili” grazie alle quali sono già diventati protagonisti al Green Carpet Fashion Competition nel 2019.
Ora, con la nuova tecnologia Beyondplastic[5], ACBC si propone di produrre dei tacchi bio-base, riciclabili e biodegradabili. Il nuovo tacco è sviluppato in esclusiva con Del Brenta, tacchificio specializzato nella creazione, progettazione e produzione di tacchi, zeppe e plateau per calzature. ACBC, inoltre, si propone di tutelare tutti gli esseri viventi; perciò, l’azienda è naturalmente animal free ed evita qualsiasi materiale che possa recare sofferenza agli animali.

Conclusioni

Cinque giovani realtà quindi, che portano avanti il Made in Italy nel modo più sostenibile possibile. Un nuovo modo di fare economia che dimostra come si possa conciliare lo sviluppo economico con il ridotto impatto ambientale, e che diventerà presto predominante.

Note

[1] A. Conzonato, 9Tech. La start up che ricicla i metalli dei pannelli fotovoltaici, https://www.corriere.it/economia/aziende/21_ottobre_28/9tech-start-up-che-ricicla-metalli-pannelli-fotovoltaici-0a37338a-373b-11ec-9f13-f50cf5ef89b5.shtml, 28.10.21, consultato il 16.06.22

[2] Rispettivamente Daniele Pes, Edoardo Carlucci, Tiziano Vicentini e Stefania Iacono Pezzillo.

[3] V. Panigada, Startup: ecco Grycle che punta a riciclare il 100% dei rifiuti con un brevetto tutto italiano, https://www.borse.it/articolo/ultime-notizie/Startup-ecco-Grycle-che-punta-a-riciclare-il-100-dei-rifiuti-con-un-brevetto-tutto-italiano__516315, 05.02.20, consultato il 16.05.20.

[4] Una BCorp o b corporation è un’impresa che ha ottenuto l’omonima certificazione, ovvero la b corp certification rilasciata da B Lab, organizzazione non profit nata con la missione di diffondere un nuovo modello di business. La b corp certification identifica le aziende che, oltre ad avere obiettivi di profitto, rispondono ai più alti standard di performance sociali e ambientali, trasparenza e accountability.

[5] Beyondplastic è un polimero biobased al 100% derivato da risorse naturali e offre una significativa riduzione dell’impronta di carbonio rispetto a quelli a base di petrolio.

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