Il Fascismo: dalla fondazione negli anni Venti alle recrudescenze dei giorni nostri

Il Fascismo: dalla fondazione negli anni Venti alle recrudescenze dei giorni nostri

A partire dal 1925, il tempo libero di ben 6000 lavoratori italiani fu regolato dall’Opera Nazionale del Dopolavoro. Tale istituzione organizzava, tra le altre cose, dei viaggi: una delle mete era il Sacrario dei Caduti Fascisti in Campidoglio a Roma; durante il periodo fascista, la memoria e l’omaggio ai morti in guerra divenne indispensabile. Per sviluppare il culto dei morti furono edificati diversi sacrari militari. Si trattava di edifici enormi: lunghe mura candide su cui si dispiegavano le tombe dei soldati, tutte uguali, una accanto all’altra, senza distinzione di rango o di ceto sociale perché sì, la morte è una livella che rende tutti identici ma, la morte in battaglia rendeva tutti egualmente eroi. Nei sacrari militari non vi era sgomento per la morte, ma ammirazione per i caduti, ora definiti “martiri laici” che hanno donato la vita per difendere, costruire e ricostruire la patria. I lavoratori in visita ai sacrari dovevano provare orgoglio per i propri avi e allo stesso tempo dovevano ambire ad essere le future leve militari, i futuri combattenti, i protettori della patria, i prossimi eroi martiri. Ogni tappa dei viaggi organizzati dall’Opera del Dopolavoro era pensata, quindi, per fare propaganda, per infondere negli italiani i principi utili al regime. L’organizzazione del tempo libero, chiaramente, non era un servizio offerto ai cittadini in maniera disinteressata, ma era un modo per controllare quel tempo libero affinché non si creassero movimenti di opposizione; ciò permetteva di avere sempre sotto controllo la situazione e intuire in anticipo un eventuale scontento popolare. Allo stesso tempo, ciò diveniva il mezzo attraverso cui costruire l’uomo nuovo, l’uomo fascista, quello dedito alla patria, che comprendeva il valore della guerra e dell’appartenenza alla nazione, che apprezzava le gesta dei suoi avi e voleva per sé e per la sua famiglia un’Italia forte, ricca, potente, proprio come il Duce la sponsorizzava. Negli anni ’30 i viaggi del Dopolavoro ebbero una nuova meta: Predappio, il paese natale di Mussolini. Fu lui stesso a contribuire alla mitizzazione di questa tappa attraverso il libro “Vita di Arnaldo Mussolini” che scrisse in onore del fratello morto. Gli italiani, allora, erano condotti a visitare la campagna dove il duce era cresciuto: il locus amoenus per eccellenza, simbolo di libertà ma anche di lavoro, di forza, di sudore e dedizione. In quei viaggi, poi, era anche possibile ammirare la casa di famiglia del duce a cui si aggiungeva l’officina paterna dove il piccolo Mussolini, fin dalla tenera età, aiutava suo padre nel mestiere di fabbro prima di andare a studiare con l’aiuto di sua madre che era maestra. Così, tassello per tassello, osservandone i luoghi dell’infanzia, si riscostruiva la personalità del duce e la sua perfezione: da un lato la prestanza fisica, la forza e il lavoro inculcatigli dal padre, dall’altro la cultura, il sapere, la conoscenza trasmessigli dalla madre. Mussolini costruisce nel suo stesso racconto sì, una geografia dei luoghi natii, ma soprattutto una sacra genealogia per sé stesso che, per nascita, incarnava tutti i valori del mos maiorum fascista. I visitatori di Predappio, come quelli dei vari sacrari militari sparsi in Italia, non erano turisti ma erano veri e propri pellegrini. I luoghi dell’infanzia del loro condottiero, i luoghi simbolo della patria, della lotta, i luoghi silenziosi dell’omaggio alla morte degli eroi della nazione erano pensati per suscitare emozioni in coloro che li visitavano. La componente sentimentale permetteva un coinvolgimento delle masse perché, secondo lo stesso Mussolini, il popolo è mosso più da emozione che da ragione: “La massa per me non è altro che un gregge di pecore, finché non è organizzata. Non sono affatto contro di essa. Soltanto nego che essa possa organizzarsi da sé.[1] Mussolini, quindi, coltivava i sentimenti e le emozioni e lo faceva attraverso rituali e simboli: crea, cioè, una liturgia fatta di gesti, immagini, viaggi, adunate. Attraverso la costruzione di questa accurata coreografia il Fascismo diveniva una vera e propria religione civica di cui il duce era il Messia. Ai giorni nostri, pensare a un gesto di devozione nei confronti di un capo politico può sembrare assurdo e anacronistico; eppure, c’è chi ancora al giorno d’oggi organizza pellegrinaggi di questo stampo. Ogni anno ben 3000 italiani si recano presso la tomba di Benito Mussolini per portarvi omaggio e ossequio in occasione dell’anniversario della Marcia su Roma, avvenimento che storicamente segna l’insediamento del Fascismo in Italia. Come si può spiegare la devozione di questo gruppo nei confronti di un personaggio così discusso? In Italia, fenomeni di recrudescenza del Fascismo non sono insoliti. Dalla fondazione di partiti politici di derivazione apertamente fascista all’utilizzo di simboli del Ventennio, i sintomi che non tutti abbiano compreso la nefandezza di quella dittatura sono molteplici. Ma perché accade ciò? Perché molte persone sono convinte che “Mussolini ha fatto anche cose buone” o che “L’errore di Mussolini è stato allearsi con Hitler”? Il problema è complesso e consta di varie sfaccettature. In primo luogo, manca un’ammissione di colpe da parte dell’Italia. All’indomani della Seconda guerra mondiale, quando i misfatti della Shoah sono stati portati alla luce, la Germania ha pagato le proprie colpe e gli imputati sono stati giudicati durante il processo di Norimberga. L’Italia non ha dovuto affrontare nessun processo: la dittatura è stata fatta cadere, è nata la Repubblica, si è cercato di eliminare le tracce del regime ma non si sono mai davvero ammesse le colpe del Fascismo. In generale si è ricostruita e presentata una storia edulcorata tralasciando, sistematicamente, i crimini commessi. Si pensi, ad esempio, che nel 2000, l’Italia ha istituito il Giorno della Memoria – una giornata nazionale per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto, delle leggi razziali e coloro che hanno messo a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista –  e nella ricerca della data da dedicarvi, una delle proposte fu il 6 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma: una data indissolubilmente legata al ruolo italiano nella campagna antisemita; una data che poteva essere, in un certo senso, un’ammissione di colpevolezza. Eppure, con gli articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000 n. 211 si è scelto il 27 gennaio, giorno della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz: ancora una volta si è spostata l’attenzione dai misfatti italiani ai ben più gravi crimini nazisti, come fosse una rozza gara a chi ha meno colpe. È necessario, innanzitutto, separare la vicenda nazista da quella fascista e tenere presente che il Fascismo è precedente al Nazismo ed è stato il primo movimento dittatoriale di destra in Europa. Nell’analisi dei dati inerenti alla violenza perpetrata durante il Ventennio per molto tempo si è valutata la quantità di violenza solo in base al numero di morti provocati o in base al numero di armi possedute dagli squadristi, paragonando sempre tali dati a quelli di altri Paesi europei. Da tale punto di vista, infatti, gli armamenti italiani risultavano rudimentali se non ridicoli se paragonati ai 64 aeroplani, ai 56 pezzi di artiglieria, alle 156 mitragliatrici e ai 14000 uomini della legione tedesca. Alla stessa maniera le 3000 morti provocate dagli squadristi sono una cifra irrisoria se messa a confronto con, ad esempio, le epurazioni di Smirne. Tuttavia, questi dati vanno approfonditi poiché il Fascismo utilizzava la condotta violenta come vera e propria arma nei confronti dei traviati, di coloro che dissentivano dal regime. Uno degli strumenti nelle mani delle milizie era il manganello; seppur rudimentale tale mezzo incuteva il terrore del dolore e dell’umiliazione e Mussolini lo riteneva indispensabile, raccontando che per “imporre le nostre idee ai cervelli, dovevamo a suon di randellate toccare i crani refrattari” [2]. Accanto al manganello vi era l’olio di ricino che costituiva un vero e proprio rituale di umiliazione: la vittima veniva trascinata dal piano della lotta politica a quello dello scherno, subentravano la vergogna e la perdita di credibilità e dignità. Questa forma di degrado aveva poi un significato simbolico evidente, quello della purificazione: le ideologie sbagliate venivano epurate e l’individuo poteva uscirne redento. Infine, la coercizione avveniva anche attraverso le violenze sessuali e le evirazioni. I nemici venivano picchiati sui testicoli e lasciati in strada agonizzanti; alcuni leader socialisti subirono penetrazione anale con bastoni e altri oggetti. Da tale pratica emerge chiara anche la componente machista del Fascismo: l’uomo fascista era il vincitore indiscusso, colui che aveva diritto di scegliere le sorti dell’avversario, la sua redenzione o la sua morte, la sua sessualità e virilità. Dunque, sebbene nell’Italia del ventennio vi fosse scarsità di armi, vi era un altissimo indice di violenza a bassa tensione, una violenza costante che veniva perpetrata di giorno in giorno, alla luce del sole, perché fosse d’esempio per nemici e ribelli. Era una violenza funzionale al mantenimento del potere che, col tempo, non colpì solo i dissidenti politici ma anche i “diversi”, coloro che non rispettavano lo standard pattuito dal duce, e cioè, gli omosessuali, i vagabondi, gli asociali, gli alcolizzati ed ebrei che vennero sistematicamente incarcerati, seviziati e uccisi. I Fascisti tennero una condotta altrettanto violenta anche durante le campagne coloniali: i campi di concentramento in Libia e l’utilizzo del gas in Etiopia erano forme di coercizione dettate dal razzismo. I coloni italiani, infatti, procedettero ad uno sbiancamento dello spazio coloniale, costruendo città che di fatto escludevano e tenevano fuori gli africani. A ciò va aggiunto che i popoli colonizzati non avevano accesso alla madrepatria e a partire dal 1937, un anno prima delle leggi razziali tedesche, vennero emanati dei provvedimenti che impedivano i matrimoni misti, il concubinato ed i rapporti intimi fra popolazione europea e coloniale. Precedenti all’alleanza con Hitler, fu anche il progressivo affermarsi dell’odio antisemita. Sebbene lo stesso Mussolini dichiarò il Fascismo un movimento non antisemita, va ribadito che le frange più estreme del PNF lo erano e sostenevano l’esistenza di un complotto degli Ebrei per ottenere il dominio mondiale. Le dichiarazioni del duce, tuttavia, avevano convinto la popolazione ebraica che in buona parte aderì al Fascismo. Negli anni ’30 però iniziò una campagna antisemita portata avanti dai giornali controllati dal Fascismo. Roberto Farinacci chiese esplicitamente agli ebrei di scegliere fra il sionismo e il fascismo. Nel 1934, quando Sion Segre Amar e Mario Levi furono arrestati dall’OVRA per propaganda antifascista, quegli stessi giornali raccontarono non della ribellione di due uomini, bensì della sommossa di due ebrei contro il regime, insinuando nell’opinione pubblica un’antipatia nei confronti di una minoranza, gli ebrei, che stava discostandosi dal regime: quella stessa antipatia che sfocerà nell’odio antisemita degli anni successivi. Questi fatti dimostrano che la politica razzista italiana è di gran lunga precedente all’asse Italia-Germania ed era frutto delle teorie della razza che la scienza andava sviluppando e diffondendo in quegli anni in tutta Europa. L’ideologia razzista venne veicolata anche mediante letteratura e fumettistica e fu sicuramente utile se non indispensabile: la presenza di un nemico interno è fondamentale in un regime totalitario. Avere un nemico comune, infatti, permette la costruzione dello spirito nazionale e del fronte popolare unito, che reputa l’avversario causa di tutti i mali della società.

Il Neofascismo dal Dopoguerra agli anni Ottanta

Il fascismo fondato da Benito Mussolini aveva prodotto profondi mutamenti sociali con la nascita di nuove ideologie e nuove politiche, in grado di attecchire grazie anche all’utilizzo dei mezzi di diffusione di massa. Ne conseguì la creazione e lo sviluppo, sul piano dello status sociale, di nuove figure sociali: redattori editoriali, giornalisti, traduttori, conferenzieri, organizzatori culturali, galleristi, urbanisti. Tutto ciò rappresentò un radicale mutamento della natura stessa del lavoro intellettuale e una trasformazione del suo ruolo.

“Dalla metà degli anni Venti il regime fascista avviò il più grande esperimento di pedagogia politica di massa mai tentato nella storia italiana: forgiare una collettività organizzata di cittadini-sudditi, imbevuti sin dalla più tenera età di un’ideologia fascista nazionalpatriottica e militarista. Questo progetto, totalitario nelle intenzioni e propagato attraverso il termine di “uomo nuovo”, divenne una forza trainante del regime, e diede occasione a gruppi di volonterosi esperti ed educatori di trovare una nuova collocazione sociale e opportunità di far carriera all’interno del regime, lavorando “incontro al Duce” [3]

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo in Italia la popolazione si suddivise in due filoni molto distinti tra loro: c’erano coloro che ripudiavano l’ideologia fascista e coloro che invece sposavano ogni suo particolare vedendo Mussolini come un eroe nazionale. Sulla base di quest’ultimo pensiero in Italia si susseguirono diverse vicende terroristiche organizzate dai partiti di destra e di sinistra. Il terrorismo neofascista, il cosiddetto terrorismo nero e rosso, era una componente della società italiana degli anni Settanta, e costituiva, soprattutto negli anni tra il 1969 e il 1974, una seria minaccia all’ordine democratico del paese.

“Venerdì 12 dicembre 1969 intorno alle quattro e mezza del pomeriggio la filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana nel centro di Milano era affollata come al solito. Alle 16:30 ci fu l’esplosione di un potente ordigno, che la rase completamente al suolo: 14 persone morirono sul posto e nelle settimane seguenti il numero delle vittime salì a 16; i feriti furono 84. In tutta Italia fu subito forte to shock provocato dall’attentato, le cui dimensioni erano tali da far comprendere chiaramente che soltanto una potente organizzazione poteva essere responsabile di una tale strage. Contemporaneamente veniva scoperta una bomba inesplosa in un’altra banca milanese e tre deflagrazioni di minore entità avvenivano a Roma. L’attentato era il funesto esordio di un periodo lungo oltre dieci anni, in cui la società italiana sarebbe stata investita dal terrorismo.” [4]

Nacque così l’espressione “Anni di piombo” coniata, molto probabilmente, a partire dal termine tedesco “Die bleierne Zeit” ed è canonicamente usata per definire il periodo compreso tra le grandi manifestazioni di protesta del 1968 fino agli anni ’80.

Infiltrazioni fasciste nei partiti italiani

Sempre più spesso l’utilizzo di termini necessita una contestualizzazione rispetto al discorso in cui si propongono. È innegabile come, ad oggi, la parola fascismo emani, fortunatamente, un qualcosa di negativo anche se, essendo un termine generico, è un vocabolo che si adatta a riassumere e descrivere situazioni (ad esempio, un atteggiamento repressivo), atti (si pensi ad un programma politico estremamente violento) o periodi storici (come il ventennio fascista). Non è scontata, però, la percezione negativa associata a tale vocabolo; sovente si apprende di nostalgici del fascismo, che, tuttavia, sono un fenomeno tutt’altro che odierno. Quella di una nuova vita del fascismo, infatti, è un’ambizione radicata e persino volontariamente trasmessa tra le generazioni, a cui si tramanda il valore della libertà; la stessa che nella pratica fascista sarebbe la prima a venir meno. Grazie alla nostra Costituzione, la ricostituzione del partito fascista è illegale e lo Stato dispone di due strumenti per garantire ciò:

  1. La XII disposizione finale della Costituzione che, appunto, va ad affermare l’illegalità della riorganizzazione del partito fascista;
  2. La l. 645/1952, conosciuta come Legge Scelba, la quale delinea quando e come si può parlare di ricostruzione del partito fascista, ovvero: quando un’associazione, un movimento o un gruppo di persone (di almeno 5 componenti) persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività all’esaltazione di esponenti, principi, fatti e modi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. [5]

Nonostante ciò, l’idea di far rivivere il fascismo prende piede immediatamente dopo la sua caduta grazie alla poco nobile figura di Rodolfo Graziani (poco nobile, non tanto per la mancanza di “sangue blu”, quanto per il tradimento alla patria Italia compiuto con il veloce passaggio al servizio dell’invasore nazista). A lui si deve l’ideazione del “Piano Graziani”: si prevedeva, principalmente nel Veneto, la realizzazione di un servizio segreto fascista e la contestuale infiltrazione di migliaia di ex combattenti della RSI all’interno delle organizzazioni antifasciste e dei partiti di sinistra.  Nella storia italiana sono stati sciolti tre partiti che rispecchiavano ciò che è vietato dalla legge: Ordine Nuovo nel 1973, Avanguardia Nazionale nel 1976, e il Fronte Nazionale nel 2000. Nel 1991 nasce il Movimento Fascismo e Libertà da Giorgio Pisanò. Tale partito iniziò a utilizzare simboli fascisti e per questo motivo furono aperti numerosi processi a loro carico. Le sentenze sono state però contraddittorie perché a volte furono ammessi con riserva gli utilizzi dei simboli, altre volte invece furono consentiti gli usi, del tutto o in parte, del solo elemento figurativo. Nonostante la legge Scelba consideri reato anche l’esaltazione pubblica di elementi riconducibili al fascismo, i suoi fondatori e i suoi membri non sono mai stati condannati. Nei tempi recenti, è stata l’eccessiva moderazione l’apripista alla miriade di gruppi afferenti all’estrema destra divisa tra nazionalisti, patrioti, tradizionalisti, neofascisti (o anche auto-elettisi “fascisti del terzo millennio”). Questo vento destrorso ha fatto cadere dei tabù, portando all’avanzata di una destra 2.0, sebbene, con connotazioni assai antiche; nonostante si possa cambiare nome, gli ideali delineano una stessa corrente retta su controllo, ordine e patria.
Nel calderone dei movimenti e delle correnti di estrema destra sviluppatisi in seguito alla creazione di Alleanza Nazionale e la svolta di Fiuggi voluta da Gianfranco Fini, si annoverano CasaPound e Forza Nuova tra i più conosciuti.

Casapound

È stata fondata negli anni ’90 da Gianluca Iannone (presidente attuale) e si sviluppa nei primi anni 2000 come centro sociale di ispirazione fascista che si consolida come movimento politico nel 2003 con l’occupazione di uno stabile nell’Esquilino, rione più multietnico di Roma. Si ispira al fascismo rivoluzionario del ’19. Pochi mesi fa, CPI ha perso il suo condottiero, Simone di Stefano, neofondatore del movimento “Exit”, vicino alle manifestazioni No-green pass e No-vax; dall’altra parte del movimento neofascista italiano più importante c’è il Presidente che ha deciso di non mischiarsi col tema vaccini, privilegiando un profilo identitario. L’attività capillare e l’impegno politico hanno contribuito a una discreta popolarità anche tra i più giovani: infatti, Blocco studentesco, emanazione del gruppo, ha vinto le elezioni studentesche in alcuni istituti di Roma e Milano. Il riconoscimento arriva soprattutto grazie ad interventi sociali che sembrano colmare e precedere le istituzioni preposte; un esempio è La Salamandra, nata da CPI, che agisce come la Protezione Civile e riconosciuta ufficialmente da alcune regioni (Campania ed Emilia Romagna) dopo le attività svolte ad Amatrice nel periodo post sisma 2016. Ancora, Impavidi Destini e Braccia Tese si occupano rispettivamente di disabilità/invalidità e sostegno alle famiglie disagiate; nondimeno, si è costituita la Società degli Scudi, capace di fornire supporto giuridico ai militanti. I legami politici si stringono in special modo con la Lega di Matteo Salvini nel 2014, quando si arrivò a parlare di una quasi alleanza[6], poi naufragata. Ad oggi, il movimento dialoga e prende appoggio un po’ da tutti (tra i nomi più noti si citano Alessandro Meluzzi, Diego Fusaro[7] e Vittorio Sgarbi; fuori i confini nazionali, CPI ha un legame con Alba Dorata, con realtà non conformi francesi e spagnole). Nel 2021 vi è stato il sostegno del Presidente della regione Puglia, Michele Emiliano (PD) a Pippi Mellone, sindaco di Nardò e militante di CPI; endorsement che, con buona pace dell’autosospensione di un senatore piddino e l’indignazione generale, non ha richiesto giustificazioni o passi indietro. Uguale sorte per le elezioni amministrative 2022 a Lucca, in cui, la coalizione Salvini-Meloni ha avuto bisogno del sostegno di un ex leader lucchese di CasaPound, Fabio Barsanti per vincere; nell’effettivo, Barsanti ha indirizzato il proprio elettorato del primo turno sul candidato sostenuto dal centro destra, portando ad una vittoria con soli seicento voti di scarto ed assicurandosi, così, un assessorato nella futura giunta. La questione sociale legata a tale partito sorge soprattutto per i suoi numerosi interventi, quasi tutti avvenuti con violenza, durante le più varie manifestazioni. Infatti, ricordiamo l’episodio a Bari nel settembre 2018 dove, a seguito di un corteo contro Matteo Salvini, furono aggredite cinque persone da parte di diciotto militanti di CasaPound per mezzo di mazze, cinghie e catene. A Verona, a luglio 2022, si è tenuto il “Fortress festival 2022”, avente come slogan “white live matters” e la cui propaganda era “la difesa dall’odio verso i bianchi”, ha avuto come relatori anche CasaPound.

Forza Nuova

Nato nel 1997 per mano di Roberto Fiore (già condannato più di 40 anni fa per banda armata e associazione sovversiva, ragion per cui fu latinante fino alla prescrizione dei reati) e Massimo Morsello, dal 2008 è presente in modo capillare in tutte le regioni d’Italia. Questa formazione incarna il passato degli anni di Piombo nel presente con caratteri ultranazionalisti, ultracattolici[8] (a differenza di CPI che è ufficialmente laica) estremista nelle battaglie contro gli immigrati, contro l’aborto; il riferimento storico del movimento è la Guardia di Ferro rumena[9] da cui vengono ripresi slogan, idee, santo protettore e terminologia. La rete di alleanze di FN va dal partito ungherese Jobbik al NDP tedesca. Negli anni passati si è offerta di pagare le spese legali di Luca Traini, condannato dalla Cassazione a 12 anni di carcere per tentata strage con l’aggravante dell’odio raziale per aver sparato a sei migranti a Macerata. Recentemente, FN ha cavalcato il malcontento No vax/No Green Pass per ripopolare le proprie fila; proprio questa strategia ha generato l’uscita di Giuliano Castellino il quale, poco dopo la scarcerazione in seguito all’assalto della CGIL, esprime la volontà di convogliare il dissenso sociale in un’alleanza antiglobalista, pronta per le prossime elezioni di settembre 2022. Altri partiti di estrema destra meno di spicco, fortunatamente, rispetto ai due sopracitati sono:

  • Manipolo d’Avanguardia (Bergamo) 🡪 tra le sue azioni spicca, per il giorno della Festa della Mamma, l’affissione di un manifesto ritraente Magda Goebbels con la scritta “Auguri Mamma”. Un elogio, quindi, all’ardente sostenitrice hitleriana, capace, da mamma, di uccidere sé stessa e i suoi figli pur di non farli vivere in un mondo senza nazismo.
  • Lealtà Azione (Lombardia) 🡪 nasce come sezione italiana del movimento Hammerskin (gruppo suprematista bianco nato negli anni ’80 a Dallas da ex membri del Ku Klux Klan). Nell’hinterland milanese sono gli emissari dell’ordine e si basano su una matrice ideologica orgogliosamente nazifascista; l’associazionismo e la presenza sul territorio hanno portato il militante Stefano Pavesi, candidato nel 2016 per la Lega Nord al Municipio 8, ad essere eletto con 450 preferenze (cifra record per un consigliere di zona a Milano).
  • Do.Ra (comunità militante dei dodici raggi, Varese) 🡪 nato nel 2012 e apertamente ispirato al nazionalsocialismo, oltre che sostenitore della negazione dell’Olocausto. Tra le iniziative promosse si ricordano i fatti del 2016 quando, sul Monte San Martino di Duno, vicino al Sacrario eretto in memoria dei partigiani caduti, una trentina di militanti del movimento ha inscenato una manifestazione commemorativa, posizionando una croce runica, utilizzata dai nazisti, e una corona di alloro con i colori della bandiera nazista per ricordare i morti dell’esercito tedesco. Sulla scia di ciò, sono stati anche promotori di una petizione online per “chiedere la messa fuori legge dell’associazione nazionale dei partigiani italiani”.
  • Militia (Roma) 🡪 si definiscono un centro di contro-informazione che, come punti saldi, vanno contro la società multirazziale, l’immigrazione e sono feroci sostenitori dell’antisionismo. Fondato da Maurizio Boccacci, esponente di lunga data della destra eversiva e facente parte, negli anni ’70, del Movimento Sociale Italiano e del Fuan (Fronte Universitario d’Azione Nazionale); note le sue dichiarazioni in cui afferma “Ammiro quello che Hitler ha fatto. Gli ebrei erano dei nemici che si opponevano ai suoi disegni”.
  • Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale 🡪 nasce dapprima nel 1989 come corrente politica all’interno del Movimento Sociale Italiano e nel 1991 si struttura come partito profondamente mussoliniano grazie al giornalista e senatore del MSI Giorgio Pisanò; a seguito della sua morte nel 1997 il movimento è dilaniato da lotte interne. Nel 2009 viene aggiunta la dicitura PSN al fine di richiamare il fascismo più ortodosso; ciò rende lontana qualsiasi alleanza o accordo con gli altri partiti neofascisti quali CasaPound, Forza Nuova e Fiamma Tricolore, accusati di essere nettamente estranei al pensiero di Mussolini e di essere traditori dell’ideologia del Ventennio.
  • Fasci Italiani del Lavoro 🡪 il richiamo al fascismo, oltre che dal nome, lo si evince dal sito stesso in cui, tra i documenti di riferimento del partito, è possibile riscontrare il testamento di Mussolini e i manifesti politici del fascismo. La risonanza mediatica di questo movimento nel mantovano si è avuta per il suo ingresso nel Consiglio Comunale di Sermide, in cui è stata eletta, con 334 voti (10.41%), la candidata a sindaco della lista Fasci Italiani del Lavoro.
  • Fortezza Europa (Verona) 🡪 si tratta di una scissione della sezione veronese di FN nata intorno al 2017 il cui nome veniva impiegato dalla propaganda del Terzo Reich per indicare l’Europa continentale. Il capo del movimento, Yari Chiavenato, segretario provinciale di Forza Nuova, fu arrestato nel ’96 per aver appeso in curva un manichino con la faccia dipinta di nero, impiccato e simboleggiante un giocatore olandese di colore, obiettivo d’acquisto della società calcistica. Si propone come alternativa sia a FN che a CPI, ambendo a diventare una comunità nazionalsocialista locale.
  • Veneto Fronte Skinheads (Vicenza) 🡪 nato nella seconda metà degli anni ’80 con un’impronta antisemita e razzista, dopo 30 anni vive un ricambio generazionale le cui leve hanno gravitato in Lealtà e Azione. Le parole del leader Giordano Caracino rispetto ad Hitler e all’olocausto definiscono i caratteri della formazione: “A livello di riforme sociali e industriali ha fatto bene. Sei milioni di ebrei morti? Ecco, questo è quello che recitano i libri di storia. Io credo che la storia la scrivano i vincitori”. Nel 2016 promuove un raduno internazionale da cui, sebbene l’evento fosse blindato, trapelano foto di adolescenti intenti a fare il saluto romano. Sembrerebbe che il Fronte agisca in autonomia, non intrattiene quindi relazioni organiche con associazioni quali CPI e FN; effettivamente, rispetto ad essi, gli esponenti del Fronte non prospettano sbocchi politiche ed hanno come attuale elemento aggregativo la musica.

Oltre che nei partiti elencati, il fascismo si è infiltrato in numerosi ambienti politici e sociali. Per esempio, nell’ottobre del 2021, Fanpage.it ha portato alla luce tramite un’inchiesta, un problema di elevata importanza avente come protagonisti Fratelli D’Italia e la Lega. In questa inchiesta si parla della “Lobby Nera” e durante le riprese video si fanno riferimenti espliciti ai fascisti e ai neonazisti. Tra questi è bene ricordare per esempio le numerose battute sulla Shoah e sulla possibilità di fare “una lavatrice black”. Ciò che emerge è la preoccupante costanza di rapporti intrattenuti da questi movimenti di estrema destra con i partiti politici della destra istituzionale italiana. Semmai possa ritenersi trascurabile il seguito elettorale manifestatosi nelle elezioni, meno marginale è il ruolo da co-protagoniste delle formazioni di estrema destra, capaci di essere l’ago della bilancia; in effetti, assicurare pacchetti di voto a candidati istituzionali, gli conferisce una posizione privilegiata da cui, “legittimamente”, poter riscuotere. Non siamo, perciò, di fronte a fenomeni improvvisati, ma anzi, c’è struttura e progettualità, e non deve esserci dunque, moderazione, tolleranza o minimizzazione.

La denazificazione della Germania

Parallelamente all’Italia, in Germania la Seconda guerra mondiale causò milioni di morti e persone scomparse; vi erano circa sette milioni di senza tetto, ma la distruzione più grave fu a livello psicologico perché questa popolazione era sempre vista perfetta e adulata dal regime nazionalsocialista fino a individuata come la sola grande potenza in grado di dominare il mondo, ma che di colpo viene sconfitta e percepita come la causa dei grandi crimini commessi, la madre patria generatrice di morte. Nel paese regnava un sentimento comune di sconfitta, vergogna, pessimismo e stanchezza fino a indurre il popolo tedesco a dimenticare il passato, diventando egoisti e chiudendosi nel privato. La fornitura di cibo era limitata e durante quel periodo si sviluppò la criminalità che rivestì un livello preoccupante soprattutto nell’età giovanile. Di contro, si assistette a una politica di “re-education” dettato dagli alleati per rieducare la Germania e renderla democratica e pacifica. Ci si sforzò, infatti, di rieducare gli insegnanti e gli educatori a introdurre un programma in grado di far adattare i bambini tedeschi al nuovo clima di democrazia. Contemporaneamente, si sviluppava la censura che venne enormemente usata come mezzo per veicolare le informazioni più importanti e per cercare di sviare da tutto ciò che poteva essere individuato come criminale. Questa forma di educazione ha fatto sì che la popolazione odierna fosse modellata e non commettesse gli stessi errori. Si nota infatti come gli stessi tedeschi ripudino la loro storia, non parlino di Hitler e non si raccontino aneddoti legati alla Seconda guerra mondiale. L’educazione infantile mira al formare delle persone ubbidienti e innocue, che abbiano il senso del rispetto civile.  

Conclusioni

È ragionevole affermare che, ad oggi, la recrudescenza del Fascismo in simboli, partiti politici, discorsi e motti sia dovuta ad un’ignoranza sull’argomento. È quindi necessario parlarne apertamente come, solo di recente, hanno fatto Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Mattarella. Ma, per farlo, è indispensabile colmare le lacune, studiare una nuova storia del Fascismo che non sia un mero confronto col Nazismo, una storia che insegni almeno alle nuove generazioni che non vi sono varie gradazioni di colpevolezza nelle vicende di violenza; che non si può essere un buon governante se si ha, sulle spalle, il peso di migliaia di vite interrotte; che non si possono ricoprire cariche istituzionali se, in nome della propria bandiera politica, non si è in grado di prendere le distanze dal Fascismo; che la coercizione non è una forma di governo; che il Fascismo non ha potere di esistere in un paese civile, in una democrazia e in una qualsiasi società fondata sui diritti umani.

A cura di Vanessa Valente, Angelica Ferraro, Giulia Messina e Sara Fratantonio

Note

[1] Emil Ludwig, Colloqui con Mussolini, 1932

[2] Discorso tenuto all’adunata regionale dei Fasci dell’Emilia Romagna, 3 Aprile 1921, in B.Mussolini, Opera Omnia, a cura di E. Susmel

[3] Patrick Bernhard, Lutz Klinkhammer, L’uomo nuovo del fascismo, Viella, 2017, introduzione

[4] BJARNE TERSBOL, Ii terrorismo neofascista e la democrazia della prima repubblica, p.1

[5] Nel corso della storia repubblicana, sono stati sciolti due partiti per la ricostituzione del partito fascista: uno nel 1973 fu Ordine Nuovo, ovvero il partito degli autori della strage di Piazza Fontana e Piazza della Loggia; il secondo è stato, nel 1976, Avanguardia Nazionale che aveva collaborato al Golpe Borghese.

[6] Lega e CPI si ritrovano a dividere lo stesso palco, con il movimento di estrema destra che abbandona momentaneamente la sua bandiera raffigurante una tartaruga per abbracciare il progetto civico “Sovranità”, nato proprio in vista di un’alleanza politica con i leghisti. Tale fronte tuttavia si infrange nel novembre 2015 in seguito alla scelta di Salvini di tornare con Berlusconi.

[7] I suoi interventi trovano spazio nel periodico dell’associazione, “Il Primato Nazional”, di ovvia matrice sovranista.

[8] L’idea di unire l’estremismo di destra con il cattolicesimo è esplicata dall’alleanza nel 2009 tra FN e un prete di Bergamo, nipote di Angela Maria Tam, fucilata dai partigiani comunisti nel 1945.

[9] È stato un movimento di estrema destra, il cui fondatore, Corneliu Zelea Codreanu, fu un ultranazionalista, antibolscevico ed antisemita.

Bibliografia e sitografia

Il Fascismo italiano, a cura di Giulia Albanese, Carrocci Editore, 2021

A.M. Banti, Le questioni dell’età contemporanea, Edizioni Laterza

I luoghi della memoria. Simboli e miti dell’Italia unita, a cura di Mario Isnenghi, Edizioni Laterza

P. Genovesi, Il culto dei caduti della Grande Guerra nel “progetto pedagogico” fascista, Annali online della didattica e della formazione docente, vol.8, n.12/2016, consultabile online al sito http://annali.unife.it/adfd/article/viewFile/1347/1101

https://www.anpipianoro.it/fascismo/Il-piano-Graziani.html

https://www.osservatorioantisemitismo.it/

Rosati, E. (2018). CasaPound Italia: fascisti del terzo millennio. CasaPound Italia, 1-236.

Paolo Berizzi, “Bergamo al corteo di Forza Nuova, il saluto fascista del prete lefebvriano”, La Repubblica, 3 marzo 2009, https://milano.repubblica.it/dettaglio/bergamo-al-corteo-di-forza-nuova-il-saluto-fascista-del-prete-lefebvriano/1599037

https://bari.repubblica.it/cronaca/2022/04/15/news/aggressione_squadrista_a_bari_18_attivisti_di_casapound_rinviati_a_giudizio-345610850/

https://youmedia.fanpage.it/video/al/YVXPpOSwUXALhewA

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