Patti Lateranensi

I Patti Lateranensi

Il preambolo: la rivalità Chiesa/Stato italiano

I Patti Lateranensi sono stati un importante punto di svolta nella politica e nella società italiana del XX secolo, con conseguenze visibili ancora oggi. È necessario, tuttavia, fare un passo indietro per comprendere quali motivazioni portarono alla loro sottoscrizione.

A seguito della sconfitta e successiva caduta di Napoleone III nella battaglia di Sedan (1870), lo Stato Pontificio perse quell’appoggio d’oltralpe che aveva garantito a Roma l’esclusione dalle annessioni sabaude della Spedizione dei Mille. Vittorio Emanuele II non si lasciò sfuggire quest’occasione e, desideroso di portare avanti l’unificazione italiana, spedì a tutti i regnanti europei delle lettere in cui spiegava i motivi per cui era necessaria la conquista della capitale pontificia, per poi dare garanzie e tutele al Papa, che in quei mesi aveva fermamente sostenuto la sua riluttanza all’unione dello Stato Pontificio con il neo Regno d’Italia.

Il 20 settembre 1870 l’esercito italiano attaccò e prese Roma, mentre Papa Pio IX si ritirava in Vaticano rifiutandosi di riconoscere la nuova nazione italiana, di cui si dichiarava prigioniero politico. Iniziò così la cosiddetta “questione romana”, che solamente i Patti Lateranensi del 1929 riuscirono a risolvere in via definitiva. Al fine di ostacolare il neo Regno, il pontefice respinse la legge delle guarentigie con cui venivano stabiliti i suoi diritti e doveri, per poi inviare al sovrano una lettera contenente le sue motivazioni. Il 10 settembre 1874 emanò invece il non expedit, un provvedimento con cui dichiarava inaccettabile la partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche e, più in generale, alla vita politica italiana (furono mantenute le sole elezioni amministrative). A partire dal pontificato di Pio X si assistette tuttavia a una lenta distensione dei rapporti tra Stato e Chiesa. A dimostrarlo è anche l’enciclica del 1904 intitolata Il fermo proposito che, pur mantenendo il non expedit, ne permetteva larghe eccezioni: molti cattolici entrarono infatti in Parlamento, anche se solo a titolo personale. Il progressivo affermarsi dei socialisti favorì, inoltre, l’alleanza tra cattolici e liberali moderati (come Giolitti), creatasi nel corso di numerose elezioni amministrative. In seguito alla Prima guerra mondiale la situazione mutò ulteriormente: nel 1919 Papa Benedetto XV revocò il non expedit, permettendo così ai cattolici la piena partecipazione alla vita politica. Nello stesso anno, don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare Italiano, grazie al quale i cattolici tornarono alla vita politica attiva dopo decenni d’assenza.

L’avvento del fascismo: cosa portò ai Patti Lateranensi

Nel 1922 ci fu una svolta fondamentale nella storia italiana poiché, a seguito della marcia su Roma, il Partito Nazionale Fascista riuscì a salire al potere. Non tutti videro di buon occhio quest’evento, in particolar modo la Chiesa: essa respinse infatti l’autonoma carica di spiritualità espressa da un partito che mirava a creare la figura di un nuovo italiano inquadrato in uno stato autoritario con al vertice il duce. Bisogna specificare che già dal 1921 le camicie nere ricercavano un culto per la nazione imperiale che intendevano edificare e non rimasero indifferenti di fronte al generale fatto religioso. Concepivano la religione come la più profonda manifestazione dello spirito, da difendere e tutelare a tutti i costi, ma non avevano alcuna intenzione di nominare un proprio Dio soppiantando quello esistente. I mussoliniani consideravano il cattolicesimo anche un mezzo per potenziare e promuovere l’italianità e il regime, un modello di comunità religiosa da imitare, un deposito di elementi, idee e formule da rielaborare in una prospettiva nazionale e imperiale. La Chiesa, però, guardava con sospetto le limitazioni delle libertà legate all’educazione giovanile, alla stampa, all’associazionismo e alla stessa esistenza, e temeva di essere assorbita, in chiave accessoria, in un progetto statolatrico che l’avrebbe rinchiusa in una dimensione nazional-imperialista, con l’obiettivo di nazionalizzare il fattore religioso come frutto del genio latino. Sebbene dal 1924 la Chiesa cercò di limitare gli scontri con il governo, essa si servì dell’Osservatore Romano per denunciare, prevenire e reprimere le violenze fasciste. L’anno seguente provò invece a scongiurare l’alleanza tra popolari e socialisti promuovendo l’Azione Cattolica, ma questo tentativo andò solo a favore di Mussolini. Fu suscitato un certo scalpore negli ambienti politici anche quando la Chiesa e Pio XI rifiutarono i tre commissari della commissione di riforma della legislazione ecclesiastica, nominati per formulare ed esporre due progetti di legge comprendenti le richieste della Santa Sede. In realtà, il fascismo si aprì alla Chiesa poco dopo la marcia su Roma, giacché fu istituito l’insegnamento della religione nelle scuole (questa materia era considerata “l’ancella della filosofia”) e disposto il crocifisso nelle aule. I rapporti segreti tra Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri iniziarono invece nel 1923, mentre a partire dal 1926 furono organizzati degli incontri formali tra il Consigliere di Stato Domenico Barrone (sostituito dallo stesso Mussolini dopo la sua scomparsa) e Francesco Pacelli (fratello del futuro Pio XII), che portarono alla firma dei Patti Lateranensi.

I Patti del 1929 e il riassetto politico italiano

Per arrivare a comprendere i Trattati Lateranensi, è necessario fare riferimento alla già citata legge delle guarentigie del 1871: con essa il Regno d’Italia riconosceva alla Chiesa cattolica uno speciale status giuridico (limitato alla Santa Sede), le garantiva quindi una posizione privilegiata che entrava in conflitto con quel principio di eguaglianza delle credenze religiose riportato nell’art. 1 dello statuto Albertino. Tuttavia, vari elementi, come il mancato riconoscimento della sovranità della Chiesa (sottesa all’ordinamento italiano e ritenuta dal mondo ecclesiastico propria e inderogabile) e l’unilateralità della legge, indussero la Santa Sede a un categorico rifiuto, dovuto anche a una sopravvivenza precaria, determinata dall’acquisizione di maggior vigore da parte di specifiche maggioranze parlamentari. Vediamo nello specifico qual era il contenuto dei Patti Lateranensi prima della loro modifica, avvenuta oltre cinquant’anni dopo la stipulazione, nel 1984.

I Patti constavano di tre documenti ben distinti:

• il Trattato, volto a risolvere definitivamente la “questione romana” favorendo la nascita di Città del Vaticano, uno stato autonomo dotato di sovranità internazionale e di un territorio proprio, neutrale e inviolabile;

• la Convenzione finanziaria, che trattava le questioni economiche rimaste irrisolte tra Stato e Chiesa a seguito dell’emanazione delle leggi eversive;

• il Concordato, atto a regolare i futuri rapporti tra Stato e Chiesa.

Il Trattato permise l’affermazione del principio secondo cui la religione cattolica apostolica e romana è la sola religione del nostro Paese, l’istituzione del regime giuridico di Piazza San Pietro, la cui sovranità e giurisdizione è affidata alla Santa Sede mentre i servizi pubblici rientrano nelle competenze dello Stato italiano, il riconoscimento dell’efficacia giuridica delle sentenze emanate dalle autorità ecclesiastiche in materia spirituale o disciplinare e l’ammissione da parte della Santa Sede del possesso di immobili (basiliche, edifici, istituti pontifici). Il Trattato favorì anche la concessione dell’immunità diplomatica agli inviati ecclesiastici, del diritto di legazione attivo e passivo e di quello di arbitrato internazionale, in virtù del quale l’intervento della Santa Sede nelle controversie tra Stati sarebbe stato subordinato alle richieste delle parti in causa. La “questione romana” si risolse definitivamente attraverso il riconoscimento reciproco di due distinte e autonome sovranità, quella dello Stato con a capo i Savoia e quella della Chiesa, al cui vertice c’era il sommo pontefice (la cui persona era sacra e inviolabile alla pari del re).

La Convezione finanziaria per la risoluzione delle questioni economiche ancora pendenti tra Stato e Chiesa dispose invece, a seguito dell’emanazione delle leggi eversive, la liquidazione dei crediti maturati dalla Santa Sede nei confronti dell’Italia. Il nostro Paese avrebbe dovuto corrispondere una somma pari a 750 milioni di lire in contanti, oltre a un miliardo di lire in buoni del tesoro al 5%.

Vi era infine il Concordato, fortemente voluto dalla Santa Sede a completamento delle trattative volte a regolare le condizioni della religione e della Chiesa in Italia. Nello specifico, esso riconobbe il libero e pubblico esercizio del culto cattolico ma anche il potere spirituale e giurisdizionale della Chiesa nelle materie di sua competenza, concedendo una serie di privilegi ed esoneri agli ecclesiastici. Riservò inoltre alle autorità vaticane il potere di nominare vescovi e arcivescovi, previa comunicazione allo Stato e sua conseguente approvazione, nonché l’obbligo dei vescovi di prestare giuramento di fedeltà allo Stato italiano. Con il Concordato furono riconosciuti pieni poteri civili al matrimonio religioso: ai tribunali e ai dicasteri ecclesiastici furono infatti affidate le cause di nullità e di dispensa dal matrimonio rato e non consumato.

C’è da dire, però, che entrambe le parti decisero di firmare i Trattati per secondi fini: da un lato, papa Pio XI percepì l’autoritarismo fascista e garantì alla Chiesa una certa libertà in ambito associativo, che portò a degli scontri già nel 1931, quando il fascismo si accorse che l’art. 43 sulla libertà associativa contrastava il suo monopolio in campo educativo, sia a scuola che nelle associazioni giovanili. Dall’altro lato, il fascismo vedeva il cattolicesimo come un elemento funzionale al progetto nazional-imperialista, un interprete del mito romano imperiale. A questa idea contribuirono numerosi fattori: la retorica della ritrovata concordia dei poteri (“Dio era restituito all’Italia e l’Italia a Dio”) che presentava Mussolini come una sorta di “principe cristiano”, il codice Rocco del 1930 che tutelava maggiormente la religione cattolica, e la campagna antisemita. Il cattolicesimo era quindi destinato a divenire un vero e proprio culto per la nazione ariana e imperiale, nonché uno dei principali caratteri dell’identità nazionale. È per questo che alla Chiesa cattolica fu riconosciuto il libero e pubblico esercizio del culto, del potere spirituale e della giurisdizione in materia ecclesiastica. La dottrina cristiana fu quindi concepita come fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica, il cui insegnamento divenne obbligatorio. Con il Concordato si pose anche fine all’atteggiamento laico prevalso nei decenni precedenti e si assistette a una “riconfessionalizzazione dello Stato”, incompatibile con i principi costituzionali ma evidenziata in modo incontrovertibile da alcune sentenze che ritennero la religione cattolica il “solo e unico credo dello Stato”.

Il Dopoguerra: la Repubblica Italiana e l’accordo del 1984

Dopo la vittoria della repubblica nel referendum del 1946, uno dei problemi che l’Assemblea costituente dovette affrontare fu la regolazione dei rapporti tra Stato e Chiesa nella nuova Costituzione, con particolare attenzione verso i Patti Lateranensi. Già dai primi dibattiti si delinearono quattro orientamenti: c’era chi chiedeva l’abrogazione dei Trattati, chi riteneva che essi dovessero essere lasciati fuori dalla Costituzione, chi voleva un richiamo in carta del solo principio concordato e chi intendeva costituzionalizzarli. Si decise però di adottare la strategia presentata da Giuseppe Dossetti il 21 marzo 1947, che prevedeva l’istituzione di una norma che richiamasse i Patti. Alcide de Gasperi riconobbe i Patti come base della Costituzione ma preferì lasciare aperta la possibilità di revisionarli. Il testo passò con la votazione del 26 marzo (da notare il voto compatto di comunisti e democristiani) e i Trattati del 1929 furono inseriti nell’art. 7, comma 2, della Costituzione del 1948. Tale articolo stabilì che Stato e Chiesa sono entità statali autonome, sovrane e indipendenti, ciascuna all’interno del proprio ordine temporale e spirituale. I rapporti tra i due enti furono quindi regolati dai Patti, che potevano essere modificati di comune accordo dalle parti oppure tramite un procedimento di revisione costituzionale, di cui all’art. 138 Cost. Questa decisione precluse quindi al Parlamento la possibilità di intervenire unilateralmente per modificare il Concordato, in quanto risultò necessario approvare una legge costituzionale che coinvolgesse anche le autorità ecclesiastiche. La Santa Sede salutò con favore l’ampio consenso al testo di legge che concedeva un solido fondamento politico ai Patti Lateranensi. Benedetto Croce parlò invece di “errore logico e scandalo giuridico”. Furono però innegabili gli aspetti positivi, dal momento che si riuscì a mantenere la pace religiosa (ritenuta fondamentale da Palmiro Togliatti) e a ottenere l’impegno dei cattolici nella costruzione e nella difesa della “cosa pubblica”. Tuttavia, è opportuno sottolineare che l’art. 7 non ha costituzionalizzato il contenuto dei Patti Lateranensi, ma solo il principio di regolamentazione pattizia dei rapporti tra Stato e Chiesa. Di conseguenza tali Trattati non assurgono al rango di norme costituzionali, in quanto sono ritenute fonti atipiche del diritto perché dotate di una maggiore resistenza all’abrogazione rispetto alle norme ordinarie. Negli anni seguenti furono numerose le proposte di abolizione o riforma del testo: nel 1957 gli Amici del Mondo ne proposero l’abolizione, Albani nel 1969, Lelio Basso nel 1972 e la Democrazia Proletaria ne suggerirono invece la riforma, Arturo Carlo Jemolo consigliò infine di lasciar cadere via via le proposte pattizie. Alla fine, nessuna di queste richieste trovò accoglimento.  Negli anni Settanta la situazione iniziò a cambiare, dal momento che l’ordinamento italiano introdusse istituzioni come il divorzio, nel 1970 (qualificato come la “cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio” se celebrato con rito religioso), e l’aborto, nel 1978. In quegli anni cominciarono dunque i lavori di modifica dei Patti, che culminarono il 18 febbraio 1984 con l’accordo di Villa Madama, che dichiarava la neutralità religiosa dello Stato italiano, il principio di parità tra laici e chierici con l’abolizione di esenzioni, privilegi e l’introduzione dell’8×1000, il superamento della riserva da parte dei tribunali ecclesiastici della giurisdizione in cause riguardanti l’annullamento del matrimonio, e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche in termini non più obbligatori. Pur mantenendo un senso di continuità con il passato sia dal punto di vista giuridico (fu completato il disegno costituzionale armonizzando i Patti con la Costituzione e facendo intese con altre confessioni religiose) che storico-politico (culminava l’esperienza politica basata sulla coalizione tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista), vigevano ugualmente delle ambiguità che riguardavano le sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio, per le quali si cercò di arrivare a un compromesso. Si eliminarono anche delle parti poco chiare del testo lateranense e le contraddizioni legate al principio costituzionale di indipendenza e sovranità tra Stato e Chiesa. Punto importante fu infine la laicità dello Stato, che in Italia si sviluppò in autonomia e sotto l’influenza di una cultura nazionale modellata dal cattolicesimo. Nell’art. 1 dell’accordo di Villa Madama si accolsero quindi le idee di conciliazione dello “spirito di libertà” con lo “spirito di religione”, la laicità come qualità ed esigenza di uno stato secolare, la necessità di avere una religione che consentisse una maggiore solidarietà e il superamento dell’individualismo democratico. La laicità doveva essere intesa come un valore positivo da raggiungere mediante l’esperienza giuridica, nonché uno dei principi supremi dell’ordinamento costituzionale.

Bibliografia

M. Arcangeli, Cosa vuol dire “laico”, «Il Post», 6 maggio 2017, https://www.ilpost.it/2017/06/05/cosa-vuol-dire-laico/#:~:text=Uno%20Stato%20%C3%A8%20laico%20se,laica%20se%20tiene%20al%20riparo.  

“Dizionario di Storia”, Enciclopedia Treccani, voce “questione romana”, https://www.google.com/search?q=storia+della+questione+romana&rlz=1C1CHBF_itIT879IT879&oq=storia+della+questione+romana&aqs=chrome..69i57j0i512l2j0i22i30l7.3533j0j9&sourceid=chrome&ie=UTF-8.

Gazzetta Ufficiale 10 aprile 1985, n. 85 – Supplemento Ordinario, Legge 25 marzo 1985, n.121. Ratifica ed esecuzione dell’accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede.

C. Dalla Tomasina, DDL Zan, Fedez contro il Vaticano: «Prima pagate le tasse che ci dovete, poi parliamo», «iO Donna», 23 giugno 2021, https://www.iodonna.it/personaggi/star-italiane/2021/06/23/ddl-zan-fedez-contro-il-vaticano-prima-pagate-le-tasse-che-ci-dovete-poi-parliamo/.

G. Dalla Torre, Il paradigma della continuità come chiave di lettura dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, in “Stato, Chiese e pluralismo confessionale”, 20 febbraio 2012 (rivista online).

R. De Felice, L’organizzazione dello stato fascista, Torino, Einaudi, 1965.

L. Mangoni, I Patti lateranensi e la cultura cattolica, Studi Storici, Anno 43, No. 1 (Jan. – Mar., 2002), pp. 153-165.

I. Marconi, I Patti lateranensi – La guida completa: i soggetti firmatari, il contenuto e le modifiche, https://www.altalex.com/guide/patti-lateranensi#par4.

M. Muolo, Crisi di governo. Rosario, Vangelo e Giovanni Paolo II tirati in ballo a sproposito, «Avvenire», 20 agosto 2019, https://www.avvenire.it/attualita/pagine/simboli-religiosi-e-propaganda-politica?fbclid=IwAR0-K-1ITXQQhR4JPbdq0PwH7S5f9vSEnERMaWDDMr261TMWmfjk-rZkS6Y.

A. Sala, Draghi su ddl Zan e Vaticano: «Siamo uno Stato laico non confessionale», «Corriere della Sera», 24 giugno 2021, https://www.corriere.it/cronache/21_giugno_23/draghi-vaticano-ddl-zan-senato-siamo-stato-laico-non-confessionale-55afe5fa-d421-11eb-8dcd-923bd7ac4a6d.shtml.

A. Spadaro, Dialogare nella laicità?, «La Civiltà Cattolica», 2 ottobre 2021, https://www.laciviltacattolica.it/articolo/dialogare-nella-laicita/.

D. Trabucco, Concordato: ancora un privilegio per la Chiesa dopo la revisione del 1984? Premesse per una laicità “relativa” e “funzionale“, in “Stato, Chiese e pluralismo confessionale, marzo 2007 (rivista telematica).

Treccani, Laicità dello Stato, «Enciclopedia on line», consultato il 21 maggio 2022, https://www.treccani.it/enciclopedia/laicita-dello-stato/

Segreteria di Stato, Testo integrale della Nota Verbale, «VaticanNews», 17 giugno 2021, https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2021-06/testo-integrale-nota-verbale-segreteria-stato-ddl-zan.html.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: