Elettorato mobile

Elettorato mobile

Vari tipi di voto

Il cittadino-elettore non può essere visto come “spettatore”, ma deve essere concepito e analizzato come “soggetto primario” attorno a cui ruotano: l’offerta politica, i partiti e i candidati. Il comportamento dell’elettorato, infatti, è studiato e deve essere costantemente registrato, vissuto e compreso attraverso alcuni fattori-chiave, quali quelli demografici, psicologici, sociali, economici, politici, situazionali, razionali-istintivi1. Grazie a questi fattori si può intuire la scelta elettorale che, essendo varia, prende diverse forme: dal semplice elettore simpatizzante all’elettore militante, arrivando fino all’astensionista2. Così come l’elettorato è diverso, lo è anche il voto, e questo è importante nel comprendere il tema della mobilità elettorale. Le varie tipologie di voto sono:

  • Voto di appartenenza: espresso da coloro che hanno una convinzione politica spesso anche militante. Questo tipo di voto è entrato in crisi negli ultimi anni perché nell’elettore è venuta a mancare la partecipazione politica più legata alla vita interna del partito, e ha iniziato, invece, a votare in base alla realpolitik, e cioè, il partito che più si avvicina ai suoi ideali.
  • Voto di scambio: non si tratta di clientelismo, ma avviene nel momento in cui il cittadino esprime il proprio voto in cambio di un impegno concreto e preciso da parte del partito che asseconda un suo interesse particolare.
  • Voto fluttuante o di opinione: è ciò che sarà oggetto di trattazione specifica nell’articolo. Il cosiddetto “elettorato mobile” sposa i meccanismi di una società flessibile legata a doppio filo con la realpolitik. Se più elettori esprimono il voto fluttuante le elezioni sono influenzate notevolmente, e il voto non è malleabile perché l’elettore lo esprime dopo aver ponderato la situazione attuale, senza tenere conto di eventuali voti dati in precedenza. Tra questi tipi di voto confluisce anche quello di protesta.
  • Voto astensionista: rappresentato da coloro che non si recano al seggio o che consegnano una scheda bianca o nulla. Le motivazioni di questo voto sono varie e vanno dall’indifferenza alla disillusione politica, fino all’apatia. In Italia, in particolare, questi tipi di sentimenti sono favoriti dall’eccessiva frequenza di appuntamenti elettorali3.

Renato Mannheimer, sociologo, saggista e accademico italiano, inserì nel 1992 due nuove categorie di elettori all’interno di un articolo che argomenta e illustra la mobilità elettorale durante le elezioni:

  • Elettori monopartitici: “Si tratta di coloro che dichiarano di scegliere un solo partito ed escludono di prendere in considerazione, neppure lontanamente, altre forze politiche. Li abbiamo suddivisi in a1) «monopartitici forti» e a2) «monopartitici deboli».
  • Elettori pluripartitici: “Si tratta di coloro che sono disponibili a più di una scelta. Anch’essi sono stati suddivisi in b1) «forti» e b2) «deboli»”4.

Si è notato come la quota di elettori monopartitici cresceva con l’avanzare dell’età, trovando la sua espressione maggiore negli elettori più anziani. Mentre, al contrario, la popolazione più giovane si attestava su opzioni pluripartitiche. Altre differenze si potevano trovare con i titoli di studio, anch’essi correlati all’età; mentre a livello sociale il Sud si attestava su scelte monopartitiche.

L’indecisione

Nella politica di oggi uno dei retroscena quanto mai problematici e preponderanti è l’indecisione dell’elettorato che sta all’origine del problema della mobilità degli elettori. A fomentarlo è certamente il senso di sfiducia e, talvolta, di delusione originato da un panorama politico ormai confusionario, incapace di dare risposte concrete e convincenti al diffuso clima di incertezza. Recarsi alle urne non è più sentito come un “diritto e un dovere civico”, quanto piuttosto un contributo minimo che serve a risolvere un dilemma passeggero. L’indecisione ha origini sia interne che esterne alla politica e si rivela o come disagio nei confronti di una politica priva di chiarimenti o alternative o come indice di insoddisfazione verso una specifica offerta politica (che sia il partito, il leader, i problemi trattati, lo stile comunicativo, ecc.). Da qui si sono suddivisi gli indecisi in tre tipologie: gli indecisi antipolitici, gli indecisi per disaffezione e gli indecisi per conflitto strategico/identitario. I primi costituiscono un’ala di elettori segnata dalla rassegnazione e da una radicale sfiducia, che ormai si è allontanata dalla politica. La maggior parte di loro rappresenta gli indecisi inter-area, ossia coloro che sono incerti tra aree politiche differenti, e poi c’è un buon numero di indecisi che alla fine si astiene. Gli indecisi per disaffezione provano invece un forte risentimento o una forte delusione, tanto da non essere in grado di decidere con serenità se dare nuovamente fiducia a un determinato progetto politico. Anche in questa ala troviamo numerose persone che si astengono per protesta; altri che pur essendo stati incerti poi si recano alle urne; e altri ancora che sono tra gli indecisi intra-area: non sanno quale partito scegliere in una specifica area. L’astensione è motivata dalla sfiducia delle persone nei confronti della politica attuale. Le schede bianche o nulle incarnano un preciso valore: se l’eventualità di subire un rischio è alta, gli elettori restii a scegliere preferiscono non esprimersi; spesso, però, l’elettore sceglie ciò che per lui è il male minore.

In generale, gli astenuti esprimono con il non-voto la precisa volontà di allontanarsi da una politica che non li rappresenta e nei confronti della quale nutrono una profonda e radicale diffidenza.Vi sono infine gli indecisi per “conflitto strategico/identitario” il cui dubbio deriva dal contrasto tra la volontà di contribuire alla vittoria elettorale di un progetto politico maggioritario e la volontà di votare il partito che meglio rappresenta i propri ideali. In quest’ala si inserisce la maggioranza degli indecisi intra-area, che hanno spesso partecipato a manifestazioni o simpatizzato per partiti politici, e caratterizzati da uno sbiadito desiderio di partecipazione civica, ma col tempo trasformatosi attraverso un progressivo allontanamento dalla politica e un notevole senso di scetticismo. Rimangono non collocati gli elettori che sono spesso in dubbio sul se recarsi oppure no alle urne, e la loro posizione è definita “indecisione in entrata”. Dai sondaggi è emerso sia che gli elettori molto spesso non reputano il voto come qualcosa di realmente incisivo per la vita del Paese sia di aver votato di volta in volta partiti differenti; andare a votare è per loro solo il residuo di un senso civico duramente messo alla prova e spesso attuato alla fine della campagna elettorale. In questo modo mostrano come la loro non sia una rinnovata fiducia verso la politica. I cosiddetti “incerti a un passo dal voto” dichiarano di aver adempiuto sempre al loro diritto di voto negli appuntamenti elettorali più importanti, ma di essere stati indecisi molte volte, tanto da saltare alcune votazioni ritenute di importanza minore. Si è riscontrato una maggiore indecisione negli elettori del centro-sinistra: secondo alcuni per mancanza di riferimenti ideologici nei simboli e nei valori di quest’area politica. Questa disaffezione, almeno negli elettori anziani, sarebbe dovuta alle trasformazioni che ha subito negli ultimi anni dando vita a soggetti politici senza ideologie. Molti decidono comunque di votare pur non credendo nel reale potere della politica di rispondere ai problemi reali del Paese. Secondo Notano, Marcellini e Rizzuto “Gli anziani votano di meno non per motivi fisici, ma perché i valori centrali della loro socializzazione politica vengono privati di senso o perché rifiutano di adattarsi al cambiamento del sistema elettorale”5. Una delle conseguenze dell’indecisione politica è proprio l’elettorato mobile, poiché le coalizioni devono cercare sia di riportare al voto i propri elettori sia di strappare all’avversario quelli che, stanchi di vedere governi fallire e di recarsi continuamente ai seggi, non ostacolano nessun partito – ad eccezione di quelli che giudicano più “estremisti” e la Lega –.
Quando gli elettori vedono che i programmi degli schieramenti sono simili e non percepiscono più il voto come opportunità di cambiare schieramento, puntano a chi, in quel preciso momento, sembra offrire più garanzie. Anche perché la politica non viene più percepita come missione o visione del mondo, ma come lotta tra punti di vista su temi differenti. Per di più, notano come le promesse dei vari candidati siano state molto spesso disattese in passato da partiti che rimpallavano tra loro problemi e responsabilità senza mai riuscire a risolvere qualcosa. Pertanto, gli elettori che danno il proprio voto in base al programma di governo ritenuto più valido, sono coloro che richiedono ai politici di trovare una soluzione ai problemi del paese e di portare a termine i programmi prefissati. Importanza cruciale sul tema dell’indecisione l’hanno i media mainstream che l’hanno fatto circolare abbondantemente, per esempio in vista delle elezioni del 2008. I media spesso lo enfatizzano e maggiore è l’indecisione dell’elettorato, tanto più gli opinionisti televisivi e i giornalisti si sentono in dovere di esercitare il ruolo di mediatori dell’offerta politica.

Elettorato mobile

Quello che conosciamo specificatamente come “elettorato mobile” si è attestato nella maggior parte degli stati occidentali tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, ed è stato fenomeno favorito dalla nascita di nuove alternative partitiche e dai grandi cambiamenti sociali di quegli anni. Stefano Bartolini e Peter Mair parlavano di incentivi istituzionali, dati dal bisogno di cambiamento e dal mutato contesto elettorale, opposti invece alle radici socio-organizzative che legano gli elettori ad un’identità specifica. Questi due fattori sono costantemente messi alla prova dai cambiamenti del mercato politico che, per esempio, può offrire nuovi candidati, creando una situazione di ancora estrema mobilità. Molto interessante è, tuttavia, una delle conclusioni a cui i due autori sono giunti: “la mobilita elettorale è tanto più alta quanto minore lo spazio politico/programmatico che separa i partiti in competizione6. Situazione confermata dallo studio sulla mobilità elettorale negli anni Ottanta, a firma Biorcio-Natale:

“Le forme che assume il passaggio da una scelta di voto ad un’altra dipendono sia dalle modifiche di posizionamento dei partiti nell’ambito della competizione elettorale, sia dalle modalità secondo cui i cittadini-elettori si rapportano ad essi e, più in generale, vivono il proprio rapporto con la sfera politica e le istituzioni.”7 Questa affermazione è motivata attraverso lo studio di alcune logiche:

  • Logica dell’identificazione: l’elettore è portato a sceglierla quando riconosce in una determinata offerta politica una peculiarità comune alla propria collettività. Questo tipo di scelta è molto meno soggetta al cambiamento proprio per il suo carattere identitario, e quando arriva è in genere un evento traumatico poiché è sintomo di un cambiamento esistenziale che, ovviamente, coinvolge anche l’aspetto politico.
  • Logica dell’utilità: l’elettore mette in primo piano i propri interessi attraverso un “calcolo dei vantaggi”. Questo tipo di voto è soggetto a svariati cambiamenti proprio perché è conseguenza degli interessi particolari inerenti ad una determinata congiuntura.
  • Logica della protesta: di solito arriva quando i partiti in gioco non riescono a rispondere alla domanda di identificazione o di utilità. Può accadere che una nuova forza politica rappresenti il sentimento comune di protesta e che sposti dalla propria parte i voti, oppure può portare all’astensionismo.

Queste logiche, come spiega Guido Legnante8, sono favorite dal cambiamento di modus operandi dei partiti stessi: negli ultimi decenni hanno rinunciato alla logica del partito di massa favorendo una politica del “pigliatutti”. A differenza del passato, il clima politico è ora più rilassato tra partiti e forze organizzate, e quest’ultime sono portate a voler condizionare più partiti possibili creando una maggiore flessibilità, e per l’appunto, una mobilità elettorale. La conseguenza di questo meccanismo è il minore peso di queste associazioni sul voto dei propri affiliati, data la debolezza del legame con il partito che si sceglie di appoggiare in una determinata circostanza. Roberto De Luca9 fa notare che la mobilità elettorale è diffusa indifferentemente al Sud e al Nord, come testimoniato dallo studio dei risultati delle ultime consultazioni elettorali e dal sempre minor grado di vicinanza tra questi e i sondaggi, nonostante le migliori tecniche di quest’ultimi. Il voto è sempre più espressione di un’opinione favorita anche dalla stessa legge elettorale, il cui sistema maggioritario porta l’elettorato – che in Italia apparterrebbe in maggioranza al centro moderato – a dover scegliere tra due poli, lontani o vicini, a seconda della congiuntura in atto.

Note

[1] Foglio, Antonio. Il marketing politico ed elettorale: politica, partiti e candidati a servizio dei cittadini-elettori. Italia, Franco Angeli, 1999. figura 4 pag. 61.

[2] Ivi, figura 6, p. 65.

[3] Ivi, pp. 72-74.

[4] Renato Mannheimer, «Mercato elettorale e competizione tra i partiti (1992)», Quaderni di Sociologia [Online], 26/27 | 2001, online dal 30 novembre 2015, consultato il 07 mai 2022. URL: http://journals.openedition.org/qds/1623; DOI: https://doi.org/10.4000/qds.1623

[5] Lorenza Parisi, Gli elettori indecisi alla prova del voto: percorsi e motivazioni della scelta, in Gli indecisivi. La campagna elettorale per le Politiche 2008 vista dai cittadini, Mario Morcellini, Gabriella Fazzi, Laura Iannelli (a cura di), 2010, p. 111

[6] Renato Mannheimer, «Mercato elettorale e competizione tra i partiti (1992)», cit., p. 271

[7] Biorcio, R., & Natale, P. (1989). LA MOBILITÀ ELETTORALE DEGLI ANNI OTTANTA. Italian Political Science Review/Rivista Italiana Di Scienza Politica, 19(3), 385-430. doi:10.1017/S0048840200008649

[8] Legnante, Guido. Alla ricerca del consenso: il “mercato elettorale” visto dai parlamentari italiani. Italia, FrancoAngeli, 2004.

[9] Roberto De Luca, «La partecipazione elettorale nel Mezzogiorno: dalla clientela politica alla sfiducia sistemica», Quaderni di Sociologia [Online], 15 | 1997, online dal 30 novembre 2015, consultato il 28 avril 2022. URL: http://journals.openedition.org/qds/1549; DOI: https://doi.org/10.4000/qds.1549

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