Città europee sostenibili

Città europee sostenibili

Ad oggi la sostenibilità è un tema che non riguarda più solamente il patrimonio naturalistico, ma ha assunto maggior importanza anche in altri ambiti. Infatti, secondo la Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, la sostenibilità è il perseguimento del benessere economico e sociale contemporaneo. Proprio le persone sono diventate più sensibili all’argomento, e in effetti, un’indagine realizzata da Boston Consulting Group – azienda di consulenza strategica – dimostra che il 70% dei cittadini si definisce oggi più consapevole del green; di questi: un terzo ha già modificato il proprio comportamento in modo consistente e il 40% intende avere comportamenti più sostenibili in futuro. Perciò, anche le singole città devono rimodulare lo stile di vita dei propri cittadini, introducendo nei piani di sviluppo il tema dell’ecosostenibilità e promuovendo progetti ed eventi che ne amplino l’offerta e l’attenzione.  In particolare, nel mondo sono diverse le realtà cittadine sostenibili che attuano politiche green, alcune persino da molti anni. Di seguito vengono riportati cinque casi europei.

Amsterdam

Tra le città più green d’Europa vi è sicuramente Amsterdam, le cui manovre economiche e la cultura sostenibile sono già intrinseche nei pensieri dei suoi cittadini. Nonostante i traguardi già raggiunti, queste misure tenderanno ad ampliarsi nei prossimi anni, quasi fino a cambiare in maniera radicale il modello economico del Paese. Nell’aprile 2020, l’amministrazione della città di Amsterdam ha dichiarato che la ripresa dalla crisi economica e sociale dettata dal COVID-19, sarebbe avvenuta proprio per la riforma economica e ambientale “doughnut economics”.
«È nei momenti peggiori che è più semplice pensare a un mondo diverso» esclamano le maggiori cariche della città. Il “doughnut” è un nuovo modello di sviluppo sostenibile pensato dall’economista britannica Kate Raworth, di cui ha già scritto in un paper nel 2012 e in un libro nel 20171. Di fatto, Raworth ritiene che arrivare a un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e di redistribuire le risorse, consenta a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro ed equo.  Il “doughnut” fa riferimento a una ciambella, la cui forma ha ricordato all’economista la realtà “green” di oggi: la circonferenza più grande rappresenta le persone che attualmente conducono uno stile di vita alto e sostenibile oltre i limiti necessari, e la circonferenza più piccola rappresenta invece i cittadini con una qualità di vita inferiore e meno attenti alla sostenibilità. Il gap tra le due circonferenze configura la cosiddetta doughnut: spazio entro il quale la qualità di vita e la sostenibilità rientrano nei limiti desiderabili e necessari.
Lo scopo di questo modello economico e ambientale è quello di includere tutti i cittadini all’interno di questo spazio “desiderabile e necessario”. Infatti, a lasciare sgomenti è che ad oggi solamente una bassa percentuale di queste persone può godere di una buona qualità di vita anche in termini di sostenibilità e rispetto ambientale. Per questo motivo, la Doughnut Economics Action Lab (DEAL), organizzazione della Raworth, sta dettando le linee guida e portando all’istituzione di gruppi informativi per ogni distretto della città. Ovviamente si tratta di direttive che necessitano di un’attenta specificità per ogni città e paese che decida di sposare la filosofia economica Raworth, oltre che di finanziamenti di privato e pubblico. Il governo olandese e l’Unione Europea, infatti, collaborano affinché vi siano le corrette condizioni per attuare tutti i progetti necessari. Tuttavia, le opinioni riguardanti questo modello economico non sono totalmente favorevoli: critici e conservatori pensano che tutto ciò non possa realizzarsi senza lasciare indietro le fasce di cittadini più deboli. Ma non solo, molti sono scettici nei confronti del modello economico che rimodula lo stile di vita ma non punta alla crescita economica del paese. Anche se in realtà il modello Raworth non esclude alcuna crescita economica.

La città di Amsterdam ha adottato una “circular strategy” che richiama l’economia circolare e i principi della DEAL. In ciò rientra sicuramente il riutilizzo dei materiali in modo continuo, puntando prima a un dimezzamento e poi a un’eliminazione definitiva della produzione di nuovi materiali entro il 2050. Questo potrebbe portare a un nuovo modo di concepire idee sulla produzione di materiali e beni, sulla condivisione di essi e sulla loro riparazione anziché eliminazione. Tra l’altro, quest’ultimo punto era già stato adottato in pieno lockdown quando l’amministrazione decise di donare oltre tremila devices recuperati e rigenerati per l’accesso alla rete, visto l’aumento di richieste per l’ingresso al web. Ciò ha permesso non solo di fornire a tutti questa opportunità in un periodo molto complicato dal punto di vista sociale, ma anche di non favorire l’acquisto di nuovi prodotti, evitando un notevole spreco. Inoltre, negozi di oggetti di seconda mano potrebbero nascere in territorio olandese portando nuovi posti di lavoro e quindi una nuova crescita occupazionale. Insomma, i cambiamenti sarebbero molti se ci fermassimo a riflettere su quello che al momento rappresenta il nostro quotidiano. Nel frattempo, Amsterdam si candida nettamente ad essere tra le città portanti del green e della sostenibilità, e punta seriamente a essere d’esempio per le città europee che potrebbero tranquillamente replicare il suo modello.

Stoccolma

In generale, la sostenibilità urbana può essere intesa come il prodotto di differenti approcci che sono volti a migliorare la conoscenza e le tecnologie sostenibili. Come già anticipato per la città di Amsterdam, il raggiungimento della condizione di città green passa attraverso il giusto bilanciamento tra ambiente ed economia. Questa molteplicità di approcci porta a strutture differenti tra loro, come le eco-città, compact cities, città green e nuovi concetti di urbanesimo.

Stoccolma può essere intesa come un’eco-città, o eco-city, e cioè, un insediamento umano che accoglie le richieste della natura e dell’ambiente, adottando politiche di auto-sostenibilità. Queste manovre sono il frutto di strategie di green design: sostenibilità del sistema dei trasporti, efficientamento delle tecnologie energetiche e gestione degli sprechi. Inoltre, un’eco-città assicura beneficio sociale, sviluppo economico e programmi sostenibili per il futuro.  Stoccolma intende sviluppare nel tempo un approccio più smart per il raggiungimento di obiettivi sostenibili. Infatti, punta a essere libera da combustibili fossili entro il 2040. I bio-combustibili prodotti dagli scarichi sono nel frattempo già largamente utilizzati da macchine e taxi in giro per la città, e si prevede l’estensione del loro utilizzo anche per van e camion, che risultano sicuramente più inquinanti.
«mille persone che vanno al bagno possono alimentare una macchina, ma se utilizzassimo anche parte dei rifiuti organici provenienti dalle case dei cittadini, il numero di persone necessarie per la produzione di bio-combustibile in questo caso scenderebbe a sessanta» dichiara Gustaf Landahl, capo di Grow Smarter Project.  Non solo, la dispersione del calore dai supermercati, stadi e grandi edifici può essere riutilizzata per provvedere al riscaldamento di complessi residenziali della città sfruttando la larga rete di tubi sotterranea. Ad esempio, il calore disperso dal Data Centre GleSys viene collezionato e riutilizzato per il fabbisogno energetico di mille appartamenti vicini. Nel frattempo, in un distretto residenziale costruito negli anni ’60 e con urgente bisogno di rinnovamento, è stato deciso di rimodulare la disposizione della spazzatura raccolta in ogni casa presente. I residenti hanno a disposizione cassonetti differenti a seconda della tipologia di rifiuti; una volta che quest’ultimi vengono buttati all’interno dei cassonetti, un sistema di sensori riconosce i colori differenti dei sacchi utilizzati per la raccolta dei rifiuti ed è capace anche di valutarne la quantità, al fine di ottenere una maggior attività di riciclo. Tutto ciò comporta minori spostamenti con i mezzi, quindi minor inquinamento ambientale, e persino un minor rischio di incidenti stradali. Ciò nonostante, la definizione di eco-città che caratterizza certe realtà europee è sempre sotto una lente di ingrandimento, oltre che bersaglio di una critica costante. Infatti, sono in molti a pensare che queste città sposino una filosofia più egoistica senza che sia spendibile a più larghi contesti, considerando tanti fattori come la densità demografica e gli indici economici dei paesi, che sono ben differenti anche tra gli stessi paesi dell’Unione.

Tallin

La commissione europea ha scelto Tallin come Capitale Green del 2023; riconoscimento piuttosto significativo, oltre che meritato. Dal 2020, l’amministrazione ha lavorato affinché venissero prima monitorati e poi descritti numerosi parametri della città: la qualità dell’aria, il rumore, gli sprechi, la natura e la biodiversità, la crescita green e l’eco-innovazione, la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica. Questa è la prima volta che una città dei paesi Baltici riceve questo importante status. I fondi ricavati – circa seicentomila euro – verranno utilizzati per investimenti volti a promuovere la sostenibilità. Tra gli obiettivi, il più importante è sicuramente quello riguardante la riduzione al 40% di emissioni per il 2030 e la loro completa eliminazione per il 2050. Tutto ciò risulta facilitato grazie anche all’enorme senso di responsabilità che percepiscono i tallinesi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Infatti, il loro modo di vivere è sempre improntato sul rispetto del verde, sulla conoscenza e sull’applicazione, quando possibile, di tecnologie sostenibili. Pertanto, Tallin è definita una città moderna, aperta, sostenibile ed equal-gender.
I vantaggi economici della transizione verde e della nomina a Capitale Green 2023 potrebbero riguardare anche il settore del turismo in Estonia. Di fatto, è previsto un notevole incremento del numero di visite, grazie anche a promozioni di eventi ad hoc a tema green.  Come sappiamo, Tallin è una delle città medievali meglio preservate in Europa, e l’ecosistema attuale rappresenta l’habitat anche di molte specie rare di animali. Il facile collegamento con la città di Helsinki rende Tallin una meta piuttosto fruibile per i turisti e facilmente raggiungibile in un paio d’ore grazie alla rete ferroviaria esistente.  Insomma, tra visite di piazze, edifici e passaggi segreti in pieno stile medioevale, la transizione ecologica della città definisce un connubio affascinante di modernità e di storia, in grado di attrarre turisti e investitori privati da tutto il mondo.

Copenaghen

Copenaghen è una delle città leader della sostenibilità a livello europeo e mondiale. Nel 2014 è stata insignita del premio Capitale Green Europea, in accordo con gli obiettivi già raggiunti in rispetto dell’ambiente e la vision futura della propria sostenibilità cittadina. La svolta green della Danimarca comincia dalla lontana crisi petrolifera del 1973. In quegli anni il paese era completamente dipendente da combustibili fossili e aveva di fronte a sé due opzioni: continuare per la via conosciuta aspettando periodi migliori oppure trovare una soluzione alternativa al problema. La Danimarca optò per un radicale cambiamento della produzione e gestione energetica nel territorio, puntando così non solo al presente, ma anche al futuro.  Oggi, più del 30% dell’energia prodotta proviene da fonti rinnovabili. La percentuale di produzione di energia green salirà fino al 50% a partire dal 2030 e al 100% dal 2050, diventando una nazione a emissioni zero. Curioso è il caso della mobilità a Copenaghen: se nei paesi vicini sono notevolmente aumentati gli spostamenti con auto elettriche, portando non solo ad un miglioramento della qualità dell’aria ma anche ad un incremento del fatturato di aziende automobilistiche, questo non è accaduto nella capitale danese. Infatti, la maggior parte della cittadinanza continua a preferire gli spostamenti in bicicletta per lavoro e scuola. Solo nel 2016 sono state registrate seicento-settantacinquemila biciclette contro centoventimila macchine per le strade di Copenaghen.  L’eccellenza danese sta anche nell’attenzione per le nuove costruzioni. In particolare, dal 2010 ogni nuova costruzione viene fornita di una copertura o di un tetto in grado non solo di assorbire particelle inquinanti dall’aria, ma anche di raccogliere fino all’ 80% di acqua piovana riutilizzabile in un secondo momento.

Per quanto riguarda le aree verdi, circa un quarto dell’intera città è costituito da giardini, parchi e aree naturali che costituiscono il “polmone verde” di Copenaghen. Con questi numeri, ogni cittadino ha in media 42.4 metri quadrati di verde a disposizione. Un tema molto dibattuto in Danimarca è quello relativo ai termovalorizzatori. Infatti, sono numerose le strutture in attività nel territorio danese che bruciano giornalmente enormi quantità di rifiuti. Gli inceneritori da sempre collezionano critiche circa l’emissione di inquinanti, in particolare diossine. Se nel tempo la tecnologia di questi è notevolmente migliorata dal punto di vista delle emissioni, non è del tutto chiaro quanto sia positivo per le autorità danesi continuare con una politica incentrata poco sul riciclo e sulla riduzione degli sprechi. Di fatto, la Danimarca è la nazione europea che nel 2015 ha registrato la maggior quantità di scarti urbani prodotti, superando nettamente anche nazioni meno green. Fortunatamente, negli ultimi anni la strategia del paese è leggermente cambiata e punta alla riduzione di circa un terzo l’attività dei termovalorizzatori nel territorio e all’adottare una politica più incentrata sul riutilizzo delle materie, responsabilizzando così i singoli cittadini danesi.

Helsinki

Helsinki, Capitale Green del 2009, da tempo attua un piano ben preciso che raccoglie cento-quarantatre azioni con l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’intero territorio. Tra le azioni attuate vi è quella di ridurre fino a 1/5 i consumi degli impianti di riscaldamento nelle abitazioni, e le soluzioni applicabili per raggiungere questo scopo sono due: il rinnovamento della tecnologia degli impianti vecchi e l’applicazione di regole più rigide per le nuove edificazioni. Ogni edificio della città è progettato con un approccio ecologico e sostenibile, e l’esempio che segue è quello di Eco Viikki: un intero quartiere residenziale completamente ecosostenibile inaugurato ormai quasi 20 anni fa; le particolarità di queste costruzioni partono dai materiali naturali utilizzati per la realizzazione delle case, passano per il riciclo costante di acqua piovana e rifiuti domestici e terminano con il riscaldamento di ciascuna abitazione, ottenuto esclusivamente da fonti rinnovabili come i pannelli solari e le pale eoliche. I risultati circa la qualità dell’aria nel quartiere sono sorprendenti: Eco Viikki inquina il 20% meno dei quartieri tradizionali. Inoltre, ci sono altri punti cardine inclusi nel piano, come l’obiettivo di arrivare alla produzione di 1/6 di energia elettrica dell’intera città mediante sistemi fotovoltaici. Ma non solo, l’incentivazione di una mobilità urbana più sostenibile caratterizza un altro punto importante di questo programma che permette di abbassare le emissioni provenienti dagli spostamenti giornalieri. In particolare, entro il 2025 i cittadini di Helsinki dovrebbero rinunciare totalmente alle automobili private, sposando l’uso di mezzi pubblici 100% green.
In tal senso, prende sempre più campo la “mobilità on demand”: la possibilità di individuare il giusto piano personale per gli spostamenti grazie ad applicazioni telefoniche. Le auto condivise e le bike sharing potranno completare la vasta gamma di alternative ai viaggi con la macchina personale. Tutto ciò, dovrà portare ad un obiettivo ancor più grande: zero emissioni entro il 2030. Tuttavia, Helsinki non si distingue soltanto per il suo efficiente e sostenibile sistema di trasporto. Di fatto, la città cerca di essere green anche nei confronti della distribuzione degli alimenti, prediligendo la filosofia dello “slow food” e del “local food”: prodotti locali, stagionali e freschi. Persino nella ristorazione viene adottata questa linea, e infatti, sono tanti i ristoranti della città che ormai hanno ricevuto il Nordic Ecolabel: marchio di qualità ecologica dei paesi scandinavi introdotto nel 1989. La rivoluzione green coinvolge tanti settori, compreso il turismo. Il progetto Think Sustainably, lanciato dall’amministrazione della città, guida i turisti a vivere la capitale in modo sostenibile e promuove azioni concrete per sposare la filosofia ecologica del luogo. Tantissimi ormai solo coloro che credono nell’agire finlandese, poiché è considerata l’attitudine migliore a fronteggiare il climate change. A ciò si aggiunge una parola molto cara a questo popolo che è in grado di descrivere bene la determinazione che li caratterizza: “sisu”. In finlandese sisu rappresenta l’abilità a reagire energicamente a condizioni avverse, non solo in termini di resistenza, ma anche di mindset costruttivo e di attitudine mentale al problem solving. Secondo il New York Times, sisu è “la parola che spiega la Finlandia ed è quella preferita dai finlandesi”. Molti anni fa sisu trovava la sua applicazione nel descrivere il coraggio del popolo finlandese in tempi di guerra, ma oggi il suo significato è più spendibile e profondo; infatti, oggi significa anche piantare alberi e piante in giardini comuni al fine di raggiungere l’obiettivo più importante delle zero emissioni entro il 2030.

Conclusione

In conclusione, sostenibilità significa investire sul nostro futuro e ciò deve spingerci a saldare concetti importanti quali: “naturale”, “benessere” e “buona qualità di vita”; necessario però è che sia sentito come un dovere globale e non una realtà rappresentabile solo in qualche casistica. Infatti, se alcune città e istituzioni stanno già facendo la propria parte, è fondamentale che tutti gli altri paesi seguano l’esempio e che contribuiscano tutte le grandi imprese e tutti i singoli cittadini.

Note

[1] Doughnut Economics: Seven Ways to Think Like a 21st-Century Economist

Autori: Leonardo Bati, Piervincenzo Lo Moriello

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