Referendum Giustizia

Referendum Giustizia

Il 12 Giugno 2022 gli italiani saranno chiamati alle urne al fine di votare per i cinque quesiti referendari. 

Si tratta di un referendum abrogativo, il cui esito è soggetto ad approvazione solo se avrà votato la maggioranza (50%+1) degli aventi diritto e se verrà raggiunta la maggioranza (50%+1) dei voti validamente espressi.

Vediamo in cosa consistono i cinque quesiti referendari:

1. ABOLIZIONE DEL DECRETO SEVERINO – Scheda di colore rosso

La Legge Severino, che porta la firma dell’omonima ex ministra della giustizia Paola Severino, prevede:

  • La decadenza automatica per i condannati in via definitiva, che siano parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi. 
  • L’incandidabilità e ineleggibilità per chi abbia subito condanne definitive per reati gravi contro la pubblica amministrazione. 

Chi rispondeSI vuole abrogare la norma chi risponde NO vuole che resti in vigore.

2. LIMITAZIONE DELLE MISURE CAUTELARI – Scheda di colore arancione

Le misure cautelari sono provvedimenti immediatamente esecutivi dal carattere provvisorio, disposti dall’autorità giudiziaria nel caso in cui si ritenga sussistente il pericolo in grado di nuocere all’esercizio della funzione giurisdizionale durante la fase delle indagini preliminari o nel corso del processo. 

Deve sussistere almeno uno dei tre elementi di garanzia affinché si possa avere una misura cautelare: il pericolo di ripetere il reato; il pericolo di fuga; un eventuale inquinamento delle prove.

In Italia lo strumento della custodia cautelare è largamente utilizzato e per questo il referendum vuole limitarne la ricorrenza: il quesito chiede all’elettore se vuole abrogare la norma sulla “reiterazione del reato” dall’insieme delle motivazioni per cui i giudici possono decidere la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini, limitando i casi di arresto al pericolo di fuga, inquinamento delle prove e rischio di commettere reati di particolare gravità, con armi o altri mezzi violenti. 

Chi risponde SI vuole eliminare questa motivazione dalle ragioni per cui si può disporre la custodia cautelare, chi vota NO la vuole mantenere.

3. SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI DEI MAGISTRATI – Scheda di colore giallo

Nel nostro ordinamento, i magistrati assumono essenzialmente due funzioni:

  • La funzione giudicante, che consiste nel compito di risolvere controversie.
  • La funzione requirente, consistente nella raccolta delle prove a carico dell’imputato e nella rappresentanza dello Stato nell’azione penale.

Oggi giudici e PM condividono la stessa carriera, potendo spaziare da una funzione all’altra: per questo il quesito referendario chiede all’elettore se vuole vietare ai magistrati di passare dal ruolo di giudici a quello di pubblico ministero (la parte che accusa e coordina le indagini), e viceversa

Chi vota SI sostiene la separazione delle carriere, chi vota NO invece non ha problemi a consentire la stessa carriera per PM e giudici.

4. PARTECIPAZIONE DEI MEMBRI LAICI ALLE DELIBERAZIONI DEI CONSIGLI – Scheda di colore grigio

Il quarto quesito riguarda le modalità con cui viene valutata la professionalità dei magistrati

Ad oggi, ogni quattro anni l’operato dei magistrati viene valutato tramite tre possibili giudizi: 

  • Positiva, quando tutti i parametri sono soddisfacenti; 
  • Non positiva, quando vengono individuate carenze in relazione ad almeno un parametro; 
  • Negativa, quando ci sono carenze ritenute gravi per almeno due parametri. 

Le valutazioni sono effettuate dai consigli giudiziari, presenti in ognuno dei 26 distretti di Corte d’Appello e composti da magistrati eletti sul territorio, dal presidente della Corte d’Appello e dal suo procuratore generale. 

A questi componenti “togati” si aggiungono alcuni avvocati e professori universitari, che partecipano come membri “laici”. 

Attualmente, solo i membri “togati” partecipano attivamente al processo di valutazione dei magistrati, mentre i componenti “laici” sono esclusi. 

Secondo i dati più recenti del Csm, negli ultimi anni le valutazioni dei magistrati sono state quasi sempre positive: dal 2008 al 2016 la quota di pareri favorevoli non è mai scesa sotto il 97 per cento.

Il referendum punta a sostituire il sistema attuale introducendo, per ogni magistrato, un fascicolo di valutazione che raccolga i dati statistici sulle sue attività.

Se vincesse il SI al referendum anche avvocati e professori universitari verrebbero chiamati ad esprimersi sul giudizio nei confronti dei magistrati.

5. RIFORMA DEL CSM – Scheda di colore verde

L’ultimo quesito del referendum riguarda le modalità con cui i magistrati interessati possono candidarsi al Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) 

Oggi è necessario che ogni candidatura sia accompagnata da almeno 25 firme raccolte tra altri magistrati. 

Il quesito chiede di abrogare quest’obbligo, facilitando quindi le procedure. 

Consapevolezza e Conseguenze

I quesiti referendari dichiarati ammissibili lo scorso 16 febbraio sono soggetti ad una piccola percentuale di attenzione; infatti, soltanto un elettore su quattro è informato sui temi trattati e, soprattutto, sulle eventuali conseguenze da essi apportate.

In virtù di ciò si rende, a nostro avviso, necessario e doveroso esporre una sana informazione circa le “destinazioni finali” dei nostri voti, al fine di una maggiore consapevolezza del nostro sistema attuale di giustizia, nonché di eventuali modifiche.

Con la scheda di colore rosso, il Referendum n. 1 si propone di abrogare la Legge Severino, nella parte in cui prevede l’incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna per reati gravi.

«l’abrogazione del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n.190)»

Dal 2013, la legge prescrive che chiunque venga condannato, in via definitiva, a più di due anni di carcere, per mafia, terrorismo, corruzione, per reati di allarme sociale ed altri reati gravi, diventa incandidabile per le cariche preposte al Parlamento europeo e italiano, nonché per le elezioni regionali e comunali. Ovviamente non potrà assumere nemmeno qualsiasi carica governativa.

La successiva condanna definitiva ad uno dei reati summenzionati determinerà la decadenza del mandato.

In caso di esito referendario positivo, dunque, l’incandidabilità e la decadenza diverranno concetti abrogabili e dunque ci si potrà candidare, nonché continuare il proprio mandato, anche in caso di condanna, definitiva, prevista per uno dei menzionati reati; spetterà al giudice, infatti, il compito di valutare le circostanze del singolo caso concreto.

In presenza di “gravi indizi di colpevolezza” può essere disposta, dai giudici, la custodia cautelare, motivata dal pericolo che il soggetto possa ripetere il reato per il quale è indiziato, o si abbiano comprovate ragioni che possa fuggire o acculare prove a suo carico.

Si tratta di una piccola articolazione dell’attuale sistema cautelare, oggetto del quesito referendario n. 2, connotato dalla scheda di colore arancione.

«labrogazione dellultimo inciso dellart. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale.»

All’interno del complesso sistema processuale penale, l’articolazione rappresentata dalle misure cautelari è davvero molto delicata; si tratta infatti di una serie di garanzie ed esigenze pressanti e valutabili di caso in caso, in presenza di “comprovate ragioni”.

La custodia cautelare, in presenza di “gravi indizi di colpevolezza”, viene ad essere oggetto referendario nella parte in cui si prevede l’ipotesi abrogativa per la specifica motivazione della “possibile reiterazione del reato”; si tratta di una delle cause della disposizione cautelare (carcere o domiciliari) predisposta dai giudici, durante il processo. In caso di esito positivo il sistema cautelare rimarrebbe in vigore per i reati più gravi, con la differenza abrogativa nei confronti della specifica motivazione: “possibile reiterazione del reato”.

Con la scheda colorata di giallo si articola il terzo quesito referendario:

«labrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati.»

Si tratta della separazione delle funzioni dei magistrati che, fino ad oggi, possono traslare tra la requirente (propria dei pubblici ministeri consistente in attività investigative) e la giudicante (i giudici, con compiti decisionali in merito a determinate fattispecie), fino ad un numero di quattro volte. Anche in questo caso, se l’esito referendario risultasse positivo, il singolo magistrato sarà tenuto, preventivamente ad inizio carriera, ad effettuare la scelta tra le due funzioni (requirente o giudicante); dunque, scegliere di intraprendere il percorso del pubblico ministero o del giudice, senza possibilità, future, di ripensamento.

«l’abrogazione di alcune norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte.»

Con la scheda color grigio viene esposto il quesito referendario numero quattro che propone, come poc’anzi citato, l’abrogazione delle norme sulle competenze dei membri laici nei Consigli giudiziari. Si tratta di organi ausiliari composti da membri appartenenti alla magistratura e da laici, che esprimono “pareri motivati” in vari ambiti, tra cui rientrano le “valutazioni di professionalità dei giudici”; il Csm, inoltre, prende in considerazione tali pareri al fine di una maggiore valutazione professionale circa l’operato magistratuale.

Attraverso una risposta affermativa al referendum in questione, l’accesso al Consiglio direttivo verrebbe consentito anche ad avvocati e professori universitari, fino ad ora esclusi.

La scheda di colore verde si propone come ultimo quesito referendario, N.5, proposto per domenica 12, prevedendo:

«l’abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura».

Ad oggi, ogni magistrato che voglia candidarsi al Consiglio superiore della magistratura deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. Il referendum ha lo scopo di abrogare alcune norme in materia di elezioni per i componenti togati del Csm; in caso di esito positivo, infatti, il magistrato che voglia candidarsi non necessiterà più di firme a proprio sostegno, bastando semplicemente, come unico requisito, la semplice candidatura (si tratta di un ritorno alla legge del 1958).

Sitografia

https://www.diritto.it/i-cinque-quesiti-referendari-abrogativi-sulla-giustizia/

https://www.leggioggi.it/2022/05/24/referendum-12-giugno-fac-simile-schede/

https://dstunisannio.it/sites/default/files/2020-12/LA%20MAGISTRATURA.pdf

https://pagellapolitica.it/articoli/pro-contro-referendum-giustizia

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