Nutri-Score

Nutri-Score

Il Nutri-Score come strumento per l’educazione alimentare in UE

Attualmente ogni prodotto in commercio è dotato di una propria etichetta, che rappresenta una sorta di carta d’identità dello stesso e che deve essere scritta in forma chiara e completa.

Per invogliare i consumatori a leggere le etichette e a informarsi sui valori nutrizionali di dati alimenti, numerosi studi sono stati condotti alla ricerca dell’”etichetta perfetta”, ma una regola aurea da seguire che consenta al consumatore di conoscere tutto ciò che deve sapere in un solo colpo d’occhio, purtroppo, non è ancora stata trovata.

Uno studio decisamente interessante è il “Development of a new front-of-pack nutrition label in France: the five-colour Nutri-Score”, pubblicato dal gruppo di ricercatori universitari francesi EREN (“Equipe de Recherche en Epidémiologie Nutritionnelle”), guidato dal nutrizionista Serge Hercberg. Esso ha condotto allo sviluppo in Francia del sistema Nutri-Score come etichetta nutrizionale per gli alimenti e, finora, è stato adottato solo da cinque Stati membri dell’Unione europea: Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo e Olanda, mentre in Spagna è in fase di approvazione.

Al momento può essere adottato solo su base volontaria dai Paesi, mentre la sua obbligatorietà in tutti gli Stati dell’UE è attualmente in fase di valutazione in Commissione europea: se la decisione venisse approvata, il Nutri-Score dovrebbe essere adottato anche in Italia, nonostante siano in molti a contestarlo. Si ritiene infatti che questo potrebbe sfavorire piatti tipici della dieta mediterranea, che verrebbero bollati come poco sani, causando ripercussioni sull’economia e sul turismo.

Tale provvedimento è mosso dalla consapevolezza che la maggior parte dei Paesi industrializzati deve affrontare una grande sfida di salute pubblica, sotto forma di un crescente carico di malattie croniche, influenzato non solo dall’invecchiamento della popolazione, ma anche e soprattutto dai rischi nutrizionali associati a un’alimentazione non consona. Un minore su tre in Italia soffre di obesità, sovrappeso o malattie correlate secondo il rapporto Eurispes-2020.

Proprio per tale ragione, la Francia ha lanciato una politica nutrizionale di salute pubblica nel 2001: il “Programme National Nutrition Santé” [Programma Nazionale di Nutrizione e Salute] (PNNS), che comprende una combinazione di leggi, regolamenti e incentivi nel campo della nutrizione (dieta e attività fisica) per migliorare lo stato di salute della popolazione francese.

Il Nutri-Score è nato nel 2014 proprio nell’ambito di tale programma. 

Come funziona il sistema Nutri-Score?

Il Nutri-Score/5-CNL è dunque una nuova tipologia di etichetta nutrizionale realizzata secondo un sistema a punteggio, basato su cinque colori (5-CNL), che richiama il sistema del Regno Unito “traffic light”.

Si basa sul “Nutrient Profiling System” (NPS), un sistema di profilazione dei nutrienti, derivato da quello britannico della “Food Standards Agency” (FSA) e quindi indicato brevemente come FSA-NPS.

L’algoritmo del Nutri-Score varia leggermente a seconda del tipo di prodotto considerato: ce n’è uno specifico per le bevande, uno per i formaggi, uno per tutti i prodotti molto grassi (come gli oli) e un quarto per il resto dei cibi. In tutti i casi i punteggi vengono calcolati sulla base dei valori nutrizionali di 100g di prodotto (100ml nel caso di liquidi).

Punti positivi (0-10) sono assegnati per l’energia (kJ), lo zucchero totale (g), gli acidi grassi saturi (g) e il sodio (mg).

Punti negativi (0-5), invece, sono assegnati per frutta, verdura e noci, fibre e proteine contenute nell’alimento. Più il punteggio totale è basso (vicino a -15) più l’alimento è considerato “sano”, più si avvicina a +40, più è considerato “non sano”.

Al punteggio sono associate cinque categorie di qualità nutrizionale distinte per colori che vanno dal verde al rosso. Ai colori sono state aggiunte anche le lettere dalla A alla E (A=verde scuro=più sano, E=rosso scuro=meno sano), per migliorare la leggibilità dell’etichetta.

Un sistema simile può essere ritenuto più “oggettivo” rispetto agli approcci classici considerati in letteratura, poiché questi ultimi includono solitamente l’uso di classificazioni di esperti (criticati per essere inclini a pregiudizi) o di raccomandazioni nutrizionali (che variano tra i Paesi, ostacolandone il confronto). Degli esempi sono:

-“Traffic light”: utilizza i tre colori del semaforo per segnalare eccessi o quantità “accettabili” dei macronutrienti contenuti nei prodotti;

-“GDA”: “Guideline Daily Amounts” (valori giornalieri di riferimento), si tratta di una guida alla quantità totale di energia e nutrienti che un tipico adulto sano dovrebbe mangiare in un giorno di un dato prodotto; vengono forniti su base volontaria dalle industrie alimentari e di vendita al dettaglio;

-“Tick”: un team di esperti indipendenti periodicamente rivede i criteri nutrizionali per sessantadue categorie di alimenti e marca con una spunta quelli considerati salubri.

A differenza di tali sistemi sopracitati, il Nutri-Score ha inoltre rivelato che alimenti dello stesso tipo possono facilmente appartenere a colori differenti della scala cromatica su cui si basa ed essere considerati più o meno sani. Scegliere quelli più sani all’interno di una categoria che si è soliti consumare, potrebbe apportare benefici alla salute, senza dover modificare la struttura della propria dieta.

E se lo studio da generico diventasse individuale?

Una nota negativa del Nutri-Score potrebbe essere la sua “generalità”: i risultati ottenuti dagli studi sono basati su una quantità prefissata di alimenti (100g) e di bevande (100ml), senza fare distinzione tra le tipologie di alimenti e le quantità che rappresentano le porzioni reali assunte. Ciò pone in cattiva luce alimenti che potrebbero esser normalmente considerati sani (se presi in porzioni realistiche), ma che risultano bollati con la “E” se presi nelle quantità prefissate dal sistema.

Dato che comunque risulta difficile generare un algoritmo che possa considerare ogni alimento nella “quantità specifica consigliata” (ciò invaliderebbe l’ipotesi di oggettività del sistema e di indipendenza dai consigli di esperti), non è stato condotto uno studio in tale direzione ma si è pensato di analizzare piuttosto i soggetti individuali, tenendo conto del loro stato di salute e fisico, con lo scopo di verificare gli effetti del sistema non più in maniera generalizzata, ma relativa per l’appunto ai singoli.

Ciò ha portato all’introduzione dell’”indice alimentare individuale FSA-NPS”.

Condotti su un campione di persone, tre sono stati gli studi (effettuati rispettivamente da “NutriNet-Santé”, “Supplémentation en Vitamines et Minéraux AntioXydants (SU.VI.MAX)” e “Etude Nationale Nutrition Santé (ENNS)”) che hanno mostrato che persone con un indice alimentare FSA-NPS più alto (che riflette una minore qualità nutrizionale della dieta) consumano una maggior quantità di cibi dolci, grassi e salati e una minore di frutta, verdura, pesce e cereali integrali. Tale indice è anche associato a un’assunzione di energia più elevata, a una maggiore assunzione di grassi saturi e zuccheri aggiunti e a una minore assunzione di acidi grassi polinsaturi, fibre, vitamine e minerali.

I soggetti con un più alto indice alimentare FSA-NPS (individuati nel campione di coloro che si sono sottoposti allo studio) erano con più probabilità uomini, giovani, fumatori, con una massa corporea elevata e redditi bassi. Tali soggetti sono stati associati a un rischio maggiore di sviluppare una malattia cronica, ma nessuno studio ha esplorato direttamente le associazioni con la mortalità.

Riscontro nei consumatori e successo dell’iniziativa:

È stato poi chiesto ai partecipanti dello studio di valutare la qualità nutrizionale di tre prodotti sulla base delle informazioni fornite dal sistema front-of-pack. Nel complesso, il “5-CNL” è stata l’etichetta più efficace (64,6% delle risposte corrette), seguita dal “Traffic light” (56,4%), “GDA” (50,2%) e “Tick” (29,4%).

Nessun effetto è stato invece osservato nel numero di articoli acquistati o nel prezzo del carrello della spesa e il sistema Nutri-Score è risultato più efficace per le famiglie a più basso reddito.

Eventuale adozione del Nutri-Score in Francia e in Paesi UE:

Gli Stati membri dell’Unione europea non hanno il potere di imporre l’etichettatura nutrizionale a livello nazionale. La decisione deve essere presa a livello europeo.

In Commissione europea sono attualmente in corso discussioni per decidere quale unico logo nutrizionale debba essere applicato in modo obbligatorio a partire dal 2022 in tutta Europa e il Nutri-Score rappresenta un candidato notevole, essendo l’unico logo ad aver subito una validazione scientifica approfondita (più di quaranta pubblicazioni). 

La richiesta di un’etichetta nutrizionale semplificata sulla parte anteriore della confezione sta crescendo anche tra i cittadini: una petizione sulla piattaforma change.org a sostegno del Nutri-Score ha ricevuto più di 250.000 firme.

Attualmente solo Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo e Olanda hanno riconosciuto il punteggio Nutri-Score come loro logo ufficiale. Altri Paesi in cui il Nutri-Score sembra aver riscosso successo sono Portogallo e Svizzera, mentre l’Italia vi guarda con grande diffidenza.

In Spagna è ancora in fase di approvazione, poiché come in Italia si ha timore per le conseguenze sui prodotti tipici locali. Il Partido Nacionalista de Lanzarote ha chiesto di escludere dall’applicazione del sistema Nutri-Score gli alimenti e i prodotti alimentari riconosciuti come DOP e IGP, in ragione della “impossibilità” di intervenire sulla loro composizione o preparazione per migliorarne le caratteristiche nutrizionali.

D’altra parte, critiche giungono da “SAFE Advocacy Europe” e altri che reputano il Nutri-Score troppo semplicistico, poiché non considera il maggior valore dei prodotti naturali o minimamente trasformati – tra i quali, ad esempio, l’olio extravergine d’oliva – rispetto a quelli ultraprocessati.

A opporsi ci sono anche molti gruppi alimentari internazionali come Ferrero, Coca-Cola, Mars, Monadalez, Kraft, Unilever e Lactalis.

Tuttavia, quasi 300 scienziati europei – tra esperti di nutrizione e salute pubblica, e oltre 26 associazioni scientifiche – hanno rivolto un appello alla Commissione europea a marzo 2020, che incoraggia ad adottare in tutta Europa il Nutri-Score.

Nutri-Score: la posizione dell’Italia

Molti scienziati, quindi, sono d’accordo nell’affermare che l’adozione a livello europeo del sistema Nutri-Score contribuisca a mitigare l’obesità e le malattie correlate, ma nonostante le accurate ricerche, non tutte le Nazioni approvano questo sistema. Tra queste è presente anche l’Italia, in cui associazioni come la Coldiretti, vari partiti, istituzioni statali e governative osteggiano caldamente il sistema perché prodotti tipici italiani, e quindi prodotti famosi a livello mondiale, sono segnalati con la lettera C (segnale giallo) o D (segnale arancione) per evidenziare l’alto contenuto di grassi. 

Tra questi prodotti, tre sono i capisaldi dell’enogastronomia italiana: olio EVO, parmigiano reggiano e prosciutto crudo. 

A riguardo sono state mosse delle critiche, sia da un punto di vista economico che scientifico, da esperti italiani, i quali ritengono che tali valutazioni risulterebbero fallaci. Nel caso dell’olio EVO, ad esempio, non tengono conto della minore quantità utilizzata a porzione rispetto ai parametri Nutri-Score.

In risposta, gli scienziati dell’EREN, come riportato dall’articolo del POST del 26 novembre 2021, hanno sottolineato che l’etichetta dell’olio d’oliva non va confrontata con qualsiasi altro prodotto alimentare, ma solo con quelle di altri oli. In tal modo, si può notare come l’olio d’oliva nonostante sia classificato come “C”, per il contenuto importante di acidi grassi (dal 2,50 al 21%), sia più salutare rispetto a quello di mais e soia (classificati entrambi come D), ma anche rispetto all’olio di cocco e al burro riconosciuti come “E”. Infatti, nella valutazione dell’olio EVO non va considerata solo la quantità a porzione, ma anche le proprietà tipiche dello stesso, costituito principalmente da acidi grassi monoinsaturi, con un solo doppio legame nella catena.

Gli scienziati dell’EREN ritengono, inoltre, che nonostante i formaggi e i salumi siano classificati come “D” ed “E”, possono in realtà far parte di un’alimentazione equilibrata se assunti in quantità limitata. 

Sebbene queste argomentazioni poggino su basi scientifiche, non hanno comunque convinto del tutto politici e associazioni di produttori italiani. Per tale ragione, con il Decreto del 19 novembre 2020 è stato ideato un sistema alternativo al Nutri-Score, chiamato “NutrInform Battery”.  A ciò si aggiunge anche un apposito Manuale d’uso del marchio nutrizionale Nutrinform battery, che si può leggere dal portale ministeriale dedicato all’argomento (https://www.salute.gov.it/portale/nutrizione/dettaglioPubblicazioniNutrizione.jsp?lingua=italiano&id=3057). Questo sistema consiste nel rappresentare in etichetta la percentuale assunta di energia e nutrienti rispetto alla porzione di consumo consigliata per l’alimento. 

Nutri-Score vs NutrInform: chi la spunterà?

Dato un dibattito così importante, è necessario fare un confronto tra i due sistemi; i risultati ottenuti da ricerche avanzate sottolineano come non sia sostenibile adottare un unico approccio per un qualsiasi individuo. Infatti, il patrimonio genetico di ogni persona rende difficile proporre un sistema univoco per classificare i cibi secondo parametri generali stabiliti da algoritmi indipendenti dalle porzioni e dalla composizione nutrizionale ed energetica.

Detto ciò, secondo il Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano, il Nutri-Score non migliora le conoscenze/competenze nutrizionali del consumatore, perché non permette di identificare la componente nutrizionale responsabile della valutazione finale del prodotto. 

Invece, il Nutrinform Battery si riferisce alla porzione di alimento effettivamente consumata e risulta essere, perciò, un sistema informativo. Infatti, l’aggiunta del comparto grafico rende facilmente comprensibile il messaggio dell’etichetta (consiste in un sistema di 5 pittogrammi a forma di batteria con la quota percentuale dell’apporto giornaliero per calorie, grassi totali e saturi, zucchero e sale). 

È interessante sottolineare come il NutrInform Battery abbia ottenuto ottimi risultati nei Paesi in cui è stato utilizzato al posto del Nutri-Score (Mazzù et al- 2021b). 

Un problema da affrontare

Sebbene questi ultimi dati sembrino propendere per un miglior utilizzo del Nutrinform Battery a discapito del Nutri-Score, la variabilità genetica, etnica e individuale rendono difficile una standardizzazione di tali parametri. È altresì vero che l’educazione alimentare non può essere trascurata dall’UE, se non altro per provare a contrastare l’obesità, soprattutto quella infantile, che secondo i dati raccolti dal COSI (“Childhood Obesity Surveillance Initiative”) si riscontra nel 13% dei bambini e nel 9% delle bambine. Un dato così importante richiede una regolamentazione, se non altro anche per evitare il consumo eccessivo di Junk Food; quale che sia però il metodo migliore per far combaciare la salute dei cittadini e le richieste economiche di alcuni Paesi fondatori dell’UE come l’Italia, è un dibattito che non sembra destinato ancora a chiudersi del tutto. 

Bibliografia-Sitografia

La prima pubblicazione in merito: https://apps.who.int/iris/handle/10665/325207

Studio scientifico sul Nutriscore, primi risultati: https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/nutriscore-e-scelte-di-salute-studio-scientifico

Il Nutriscore in Europa e i pareri discordanti: https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/tris/fr/index.cfm/search/?trisaction=search.detail&year=2017&num=159&mLang=IT ; https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/nutriscore-e-profili-nutrizionali-aggiornamenti-da-bruxelles ; https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-etichetta-semaforo-dubbi.html

La forte opposizione in Italia, spiegata: https://www.ilpost.it/2021/11/26/italia-cibo-etichetta-nutri-score/

Nutrinform Battery: https://www.salute.gov.it/portale/nutrizione/dettaglioContenutiNutrizione.jsp?lingua=italiano&id=5509&area=nutrizione&menu=etichettatura ; https://www.nutrinformbattery.it/

La parte utile potrebbe essere quella del confronto tra Nutri Score e Nutrinform Battery (il punto 3. del pdf nell’indice): https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5509_1_file.pdf

Una possibile conclusione potrebbe essere parlare delle etichette climatiche (meno discriminanti e più “obiettive”: https://www.lifegate.it/etichette-climatiche-spesa-sostenibile

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