Analogico e Digitale

Il successo del digitale sull’analogico e lo strano caso del libro cartaceo

La rivoluzione digitale

La transizione dall’analogico al digitale ha trasformato la vita della maggior parte dell’umanità. L’ONU stima che più del 50%1 della popolazione mondiale sia connessa quotidianamente a Internet, mentre l’obiettivo al 20302 è quello di raggiungere una connessione su scala mondiale. Per rendersi conto di come il digitale abbia trasformato la vita degli uomini e di conseguenza il corso della storia, basta guardarsi intorno. Ancora più facile sarebbe guardare indietro. Fin dall’epoca della preistoria, il progresso tecnologico e scientifico ha costituito un fattore di stravolgimento della vita umana. Dal primo utilizzo della pietra alla nascita di internet, il fil rouge è sempre lo stesso: l’uomo utilizza certi strumenti per comprendere meglio il mondo, agendo più efficacemente in esso e su di esso. Gino Roncaglia, filosofo e docente presso l’Università di Roma Tre, e Luciano Floridi, filosofo e docente all’Oxford Internet Institute, concordano nel sostenere che l’avvento del digitale abbia portato a una quarta rivoluzione nella storia dell’umanità. Gino Roncaglia afferma che ci troviamo di fronte alla «quarta rivoluzione culturale»3: la prima sarebbe il passaggio dall’oralità alla scrittura, la seconda l’invenzione del libro in forma di codice impaginato, la terza l’invenzione della stampa e la quarta appunto la digitalizzazione. Luciano Floridi parla di quarta rivoluzione4, a seguito di quella copernicana, darwiniana e freudiana. La prima ha tolto l’uomo dal centro dell’universo, la seconda ha tolto l’uomo dal centro della natura, la terza ha tolto l’uomo dalla padronanza della propria ragione e questa che stiamo vivendo, la quarta, toglie l’uomo dalla padronanza dei propri prodotti artificiali. Le macchine funzionano autonomamente e l’intelligenza artificiale si sta autonomizzando sempre di più, al punto che qualcuno, come il filosofo svedese Nick Bostrom5, immagina un futuro catastrofico in cui l’intelligenza artificiale ci sfuggirà di mano fino a causare la distruzione del genere umano o, peggio, quella dell’intero pianeta. Se le macchine diventeranno intelligenti quanto noi o ancor di più, basterà loro pochissimo per annientarci anche solo per effetto collaterale delle loro attività.

Quel che è indubbio è la premessa iniziale, cioè che l’avvento della tecnologia abbia trasformato le nostre vite. Con maggiore precisione di analisi potremmo dire che ha trasformato la vita di chi ha vissuto a cavallo tra l’epoca predigitale e quella digitalizzata; mentre ha cambiato lo scenario per chi si è trovato fin dalla nascita a interagire con strumenti digitali. A questo proposito si parla di «nativi digitali» come di quelle persone capaci di utilizzare internet e gli apparecchi digitali con una fluidità quasi naturale. Roberto Casati, filosofo, docente universitario e dirigente di ricerca del CNRS presso l’Institute Nicod a Parigi, contesta la nozione di nativi digitali e la tesi per cui sarebbe in corso una mutazione antropologica, secondo la quale le persone nate nell’epoca dell’internet avrebbero sviluppato un’intelligenza diversa e migliore nell’uso di sistemi informatici ed elettronici, rispetto alle persone nate nell’epoca predigitale. In realtà, non siamo di fronte alla nascita di una specifica capacità naturale dei «nativi digitali», bensì a un cambiamento sociale che implica una «diminuzione delle competenze per usare una certa cosa»6. Ciò che cambia è la configurazione sociale: «una società digitalizzata sarà una società in cui la maggior parte dei computer possono stare nelle mani di perfetti incompetenti tecnologici; il che peraltro significa a sua volta che la tecnologia diminuisce, e non aumenta, la richiesta di lavoro qualificato»7. La trasformazione, quindi, sarebbe non su un piano antropologico, ma sul piano sociale che prevede: «sempre meno progettisti e designers iperqualificati a creare oggetti sempre più complessi dentro e user-friendly fuori per una vasta massa di utilizzatori che si limitano a compiere scelte le quali – per design – sono semplici, binarie, immediate e non richiedono nessun approfondimento intellettuale»8.

A questo punto è evidente che la digitalizzazione, qui intesa come il «processo di cambiamento dalla forma analogica alla forma digitale»9, riprendendo una definizione molto ampia, apparsa su «Forbes» il 29 aprile 2018, abbia suscitato svariate trasformazioni su diversi piani.

Per ora ci siamo limitati a esprimere sinteticamente alcune voci autorevoli che ne hanno indagato il cambiamento a livello culturale, storico e sociale. Ora si vedrà la semplicità del come e del perché tutto ciò sia potuto accadere, individuando una chiave di lettura che potrebbe illuminarne il campo. Infine, si troverà qualcosa di costante rispetto a questa rivoluzione, qualcosa che non rientra in essa, che sembra non percepirne alcun cambiamento, rimanendo in una sfera fuori dal tempo: la lettura del libro cartaceo.

L‘unione di utile e dilettevole

Chiedersi per quale ragione il digitale abbia cambiato la nostra vita, implica il chiedersi come sia stato possibile. Il motivo più lampante che salta agli occhi di chiunque si cimenti in questa riflessione è che il digitale risulta più comodo dell’analogico. In un articolo di Dan Abelow su «Wired»10, viene posta l’attenzione sul fatto che il digitale abbia successo perché riesce a unire utile e dilettevole. La digitalizzazione di strumenti analogici è utile sul piano sociale perché ovviamente riduce le distanze e abbrevia i tempi; sul piano economico riduce i costi; sul piano ambientale riduce gli sprechi. Allo stesso tempo è dilettevole perché trasforma la realtà terrena in realtà virtuale, quasi alla stregua di un gioco: la realtà entra nei nostri schermi, la portiamo nei nostri zaini e nelle nostre borse, la custodiamo come un videogioco che possiamo decidere di accendere o spegnere quando vogliamo. Di conseguenza, aumentano le nostre possibilità e quindi anche il nostro senso di libertà, perché nella nostra stanza possiamo interagire con diverse realtà e possiamo accedere a diversi luoghi contemporaneamente. A questo proposito, oltre a parlare di realtà virtuale, si può parlare di estensione della realtà, o più concretamente di Espandiverso. In tale Espandiverso la vita si interfaccia all’intrattenimento e viceversa: in questo modo cambia anche la percezione delle conseguenze delle nostre parole e delle nostre azioni. Proprio in virtù della realtà digitale si spiega l’esplosione di informazioni e di opinioni, ma anche di insulti e di offese. Nell’Espandiverso ognuno può dire ciò che vuole in qualunque momento, rendendo potenzialmente legittima qualsiasi opinione di ogni individuo in qualunque angolo del mondo. Grazie alla digitalizzazione, l’uomo ha disegnato una nuova realtà, un nuovo mondo ed essendone il creatore si trova nella posizione di un dio in grado di cambiarne il corso degli eventi. A tal proposito, la comparsa di criptovalute e di NFT lascia pensare al fatto che questo processo sia in continua evoluzione. NFT e criptovalute cadono perfettamente sotto la spiegazione che la forza del digitale stia nell’unire utile e divertente: a occhi disincantati comprare NFT o investire in criptovalute può sembrare quasi essere un gioco. Pertanto, appare difficile immaginare un futuro dove venga utilizzato un minor numero di apparecchi digitali, anzi. In una battuta, molto interessante è la sintesi di Kara Swisher sul New York Times: «tutto ciò che può essere digitalizzato, verrà digitalizzato»11.

Come accennavamo nell’introduzione, però, se c’è qualcosa che sembra restare fuori da tutte queste trasformazioni è la fruizione del libro cartaceo. Non il mondo dell’editoria in generale, che sta subendo inafferrabili trasformazioni, basti pensare al successo dei libri dei cosiddetti “influencer” in Italia; bensì proprio il consumo dei libri in particolare, perché anche quelli degli “influencer” stessi, nonostante la comodità e l’economicità degli e-book, continuano a essere venduti maggiormente in edizione cartacea.

Un oggetto fuori del tempo

Non tutti sanno che la nascita degli e-book va fatta risalire a Michael S. Hart, che negli anni Settanta digitalizzò la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti e creò il progetto Gutenberg, grazie al quale pubblicò digitalmente i diecimila libri più consultati delle biblioteche americane. Oggi il progetto Gutenberg raccoglie più di cinquantamila libri gratuiti. Negli anni duemila poi iniziò la pirateria dei libri: si iniziarono a scannerizzare libri e a digitalizzarli in modo autonomo, portando a quel processo grazie a cui ognuno è potuto diventare editore di sé stesso. «Il colpo gobbo»12 in questo contesto viene compiuto da Amazon, con il lancio nel 2007 del Kindle. Come risulta ormai chiaro, l’innovazione tecnologica porta entusiasmo e diletto al tempo stesso. Con il lancio di Kindle si è pensato essere di fronte a un punto di non ritorno per l’editoria, sembrava che anche il libro cartaceo stesse per essere relegato a oggetto di nicchia, un po’ come successo con i vinili. Ma i dati Istat13 dello scorso febbraio sulle dinamiche del 2020 raccontano un’altra realtà: il 73,6% dei lettori legge solo libri cartacei, il 9,4% solo e-book o libri online, mentre lo 0,3% ascolta solo audiolibri. Il 16,6% utilizza supporti diversi per la lettura. Che il 73,6% dei lettori legga solo libri cartacei dice qualcosa di inequivocabile: la digitalizzazione del mezzo non ha rivoluzionato la sua fruizione. Si pensi inoltre che il 2020 è stato l’anno della prima ondata di Covid-19, cioè l’anno in cui l’uso degli e-book è aumentato del 300%. Se per rivoluzione s’intende un cambiamento radicale, il libro cartaceo ha ampiamente resistito a tale processo. Uno scenario simile può apparire molto contro-intuitivo: gli e-book, come ogni strumento digitale, risultano comodi ed economici. Ogni fruitore può disporre di milioni di libri nello stesso istante e nello stesso posto, può portarli con sé senza nessun peso nello zaino, può comprarli di notte nel letto. Ma anche ogni scrittore può diventare editor di sé stesso, avendo la possibilità di pubblicare il suo libro in modo indipendente e autonomo. Tutto ciò per giunta a un prezzo inferiore rispetto a quello dei libri cartacei. Ma la vendita degli e-book non sfonda. Le ragioni di questa realtà possono essere fatte risalire a una serie di limiti inerenti all’e-book: l’e-book rende tutti i libri uguali, senza alcuna differenza. Il che porta almeno due disturbi al lettore: uno che ha a che fare con la memoria, l’altro con l’esperienza. Gli e-book cancellano la memoria spaziale; la fluidità del testo non permette di ricordarsi il punto in cui si è letto qualcosa; la digitalizzazione dei libri elimina alcuni aspetti delle dinamiche cognitive di memorizzazione tipiche della lettura del testo cartaceo, come ben documentato da Roberto Casati14; gli strumenti di lettura digitale appiattiscono l’esperienza della lettura e, cancellando la percezione del peso del libro, del luogo in cui lo si è lasciato e della sua concretezza, ostacolano il rapporto affettivo del lettore con il suo oggetto. Inoltre, Mirit Barzillai e Maryanne Wolf in un articolo pubblicato sulla rivista «Biblioteche oggi», L’importanza della lettura profonda15, affrontano acutamente il concetto di «lettura immersiva»: il limite della lettura su strumenti digitali in generale, non tanto sugli e-book, quanto soprattutto su risorse digitali online, è proprio quello di impedire una lettura immersiva, dal momento che presentano un grande numero di stimoli diversi e contenuti dalla struttura frammentaria. La lettura immersiva è la condizione della lettura profonda, cioè: «quella gamma di processi sofisticati che conducono alla comprensione e che includono il ragionamento inferenziale e deduttivo, le abilità analogiche, l’analisi critica, la riflessione e il discernimento. Il lettore esperto ha bisogno di millisecondi per eseguire questi processi; un cervello giovane ha bisogno di anni per svilupparli» (p. 34). Mantenere la concentrazione permette di acquisire maggiore comprensione del testo e di conseguenza di trarre dalla lettura maggiore piacevolezza.

Ecco che la chiave di lettura con cui nel corso del paper abbiamo spiegato le ragioni del trionfo del digitale sull’analogico, qui potrebbe essere di fronte a un ostacolo intrinseco: l’arma con cui il digitale ha vinto le sue battaglie, cioè l’unione di utile e dilettevole, appare nulla se inserita nel contesto della lettura. Gli e-book si sbilanciano eccessivamente a favore del concetto di utilità rispetto a quello di piacevolezza. L’esperienza di leggere un libro cartaceo è per almeno il 76% delle persone migliore rispetto all’esperienza di leggere un libro digitale. E deve essere un’esperienza molto più piacevole, dal momento che leggere un libro cartaceo richiede più fatica e lentezza nella scelta del libro, nel suo acquisto, nel trasporto e addirittura nella conservazione… Tutti elementi che potrebbero far apparire più piacevole leggere il libro digitale. Ma forse la bellezza è sita proprio nella lentezza, nella concezione di lettura come evasione dalla velocità del mondo attuale.

La “pesantezza” del libro rappresenterebbe allora il fascino di un oggetto millenario che ci permette di difendercidall’avanzata di una digitalizzazione che porta con sé un’inevitabile dematerializzazione. Chissà se ci troviamo di fronte a un mondo senza progresso, come sostenuto da Antonio Dini, e che quindi il settore degli e-book debba rassegnarsi a un mero ruolo subordinato. Oppure forse il settore degli e-book è ancora ai suoi albori e cercando man mano la sua chiave di volta riuscirà a unire utile e dilettevole e a scalzare definitivamente il primato al libro cartaceo: d’altra parte, come dice Roncaglia, ci troviamo ancora in una fase evolutiva della lettura digitalizzata e quindi può essere che molti dei limiti attualmente riscontrati in questo tipo di lettura, verranno risolti nel prossimo futuro. Ma sarà forse il caso per un settore così novizio di re-innovarsi già ai suoi primi accenni di vita? Oppure semplicemente di seguire la sua evoluzione naturale? Chi lo sa. Quel che è certo è che il caro vecchio manuale cartaceo è ancora fisso nella sua posizione e secondo i nostri calcoli rimarrà lì per molto tempo. Permetteteci di aggiungere che magari è meglio così!

Note

[1] https://unric.org/it/un75-i-grandi-temi-limpatto-delle-tecnologie-digitali/

[2] https://unric.org/it/agenda-2030/

[3] G. Roncaglia, L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale, Editori Laterza, Roma-Bari, 2018

[4] L. Floridi, La quarta rivoluzione, Raffaello Cortina, Milano, 2017

[5] N. Bostrom, Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie, trad. it di S. Frediani, Bollati Boringhieri, Torino, 2018

[6] Roberto Casati Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Editori Laterza, Roma-Bari, 2014, p.64

[7] Ibidem

[8] Ivi., p.65

[9] J. Bloomberg, Digitization, Digitalizaion and Digital Transformation: Confuse them at your peril, «Forbes», 29 aprile 2018

[10]  Dan Abelow, If Our Future Is Digital, How Will It Change the World, «Wired», aprile 2014

[11] K. Swisher, Another Big Step Toward Digitizing our lives, New York Times, 19 marzo 2021

[12] Dini A., Ebook è già tempo di addio? La rivincita del libro analogico, Macitynet.it, 12 dicembre 2016

[13] Istat, Report dati sulla lettura, 2020, https://www.istat.it/it/files//2022/02/REPORT_PRODUZIONE_E_LETTURA_LIBRI_2020.pdf

[14] R. Casati, op. cit., p.42

[15] Barzillai M. e Wolf M., L’importanza della lettura profonda, «Biblioteche oggi», 2015

Bibliografia e Sitografia

Abelow D., If our future is digital, how will it change the world, «Wired»2014, https://www.wired.com/insights/2014/04/future-digital-will-change-world/

Barzillai M. e Wolf M., L’importanza della lettura profonda, «Biblioteche oggi», 2015, http://www.bibliotecheoggi.it/trends/article/viewFile/417/880

Bloomberg J., Digitization, Digitalizaion and Digital Transformation: Confuse them at your peril, «Forbes», 29 aprile 2018

N. Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies, Oxford 2016; Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie, trad. it di S. Frediani, Bollati Boringhieri, Torino 2018

Casati R., Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Editori Laterza, Roma-Bari, 2014

Dini A., Ebook è già tempo di addio? La rivincita del libro analogico, «Macitynet.it», 12 dicembre 2016, https://www.macitynet.it/la-rivincita-del-libro-analogico/

L. Floridi, La quarta rivoluzione, Raffaello Cortina, Milano, 2017

Istat, Report dati sulla lettura, 2020, https://www.istat.it/it/files//2022/02/REPORT_PRODUZIONE_E_LETTURA_LIBRI_2020.pdf

Magyar J., How Digitalization creates value in times of disruption, «Forbes», 23 febbraio 2021, https://www.forbes.com/sites/sap/2021/02/23/how-digitalization-creates-value-in-times-of-disruption/?sh=636174ff2751

Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, https://unric.org/it/un75-i-grandi-temi-limpatto-delle-tecnologie-digitali/, Id .,https://unric.org/it/agenda-2030/

Roncaglia G., L’età della frammentazione. Cultura del libro e scuola digitale, Editori Laterza, Roma-Bari 2018

Swisher K., Another Big Step Toward Digitizing our lives, «New York Times», 19 Marzo 2021, https://www.nytimes.com/2021/03/19/opinion/NFTs-beeple-crypto.html

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