Priorità ed Esigenze

Al variare delle emergenze variano le priorità o il contrario?

Dallo scoppio della pandemia da Covid-19 alle manifestazioni antirazziste “Black Lives Matter”, dalla conquista talebana di Kabul all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: dal 2020 a oggi una moltitudine di fatti, più o meno importanti, è stata portata alla ribalta di giornali e telegiornali, che hanno veicolato e mediato l’accaduto mondiale. In che modo? Quali sono i meccanismi strategici alla base del giornalismo e dell’informazione? Che peso ha il fattore economico nella produzione di notizie?

24 febbraio 2022: lo czar russo, Vladimir Putin, inizia la cosiddetta “operazione speciale” per la “liberazione” del territorio ucraino: a partire da questa data telegiornali e giornali di ogni genere hanno dedicato il proprio palinsesto quasi esclusivamente alla guerra.

Il tema ha totalmente subissato le notizie riguardanti la pandemia da Covid-19 che, da ben due anni, faceva da padrona. 

Secondo le rilevazioni dell’AgCom, infatti, durante il biennio 2020-2022, solo il 16% dei giornalisti non ha trattato tematiche riguardanti la pandemia. Settori come la cultura e la cronaca hanno subito, in quel periodo, un calo di trattazione del 36%. Il cambio di stile di vita legato al lockdown può giustificare tali numeri solo in parte, ma il dato di fatto è che durante la pandemia si è assistito a un vero e proprio proliferare di notizie, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha coniato il termine “infodemia” per definire l’«abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno»1. Le origini di tale fenomeno sono rintracciabili nella situazione che era in atto: del tutto nuova e inaspettata, ha acceso nella popolazione mondiale una sete di risposte, dati e spiegazioni. Il giornalismo ha risposto a questa “domanda di mercato”, non solo producendo una grande quantità di contenuti, ma anche bruciando i tempi in una vera e propria corsa alla notizia, innescando il fenomeno del “giornalismo di bozza”, ossia la tendenza a intercettare anticipazioni, previsioni, bozze di legge e farli assurgere a vera e propria notizia del momento. Questo modus operandi è sicuramente peculiare del giornalismo. Fare uno scoop, anticipare i fatti: sono strade spesso percorse dai giornalisti ma, in una situazione nuova ed eccezionale come quella generata dalla pandemia, tale metodo è risultato deleterio, originando confusione su provvedimenti e regole di lockdown.  

Nel complesso, si può affermare che i mass media abbiano trattato l’emergenza Covid in maniera quasi totalizzante, producendo un’informazione monotematica e spesso più votata allo scoop che al bene pubblico.

Lo scoppio della guerra ha poi prodotto una totale conversione dei contenuti e il tema unico è divenuto il conflitto. Di pari passo si sono convertite anche le ricerche su internet; infatti, all’esordio dello scontro, è stato registrato un record di ricerche sulla parola “Ucraina”: ben 124.530 click di contro ai 39.807 della parola “Covid-19”.

Questa correlazione fra ricerche in internet e scelte tematiche di produzione giornalistica non è una casualità, anzi si può affermare che l’ultimo decennio ha segnato un vero e proprio sodalizio fra queste due attività. In particolare, gli argomenti affrontati dal giornalismo risultano essere sempre più dipendenti dai temi maggiormente ricercati sulle piattaforme internet.

Manuel Castells, sociologo e accademico spagnolo, pone l’accento sulla grandissima velocità di cambiamento e diffusione degli odierni mass media rispetto a quelli precedenti. Secondo i dati, la radio ha impiegato ben trent’anni per il raggiungimento di 60 milioni di persone; la televisione, invece, ne ha impiegati la metà. Tuttavia, la differenza che separa i primi due colossi della comunicazione da Internet è impietosa: quest’ultimo, infatti, ha impiegato a diffondersi solamente tre anni.

Internet non solo si è introdotto molto rapidamente nella vita quotidiana di ciascuno, ma ha anche creato un modo diverso di produrre e distribuire l’informazione. Yochai Benkler, professore presso la Harvard Low School, ha definito questa nuova era come la “Network Information Economy”.

Uno dei tratti distintivi di questa nuova era digitale è senz’altro l’affermazione di un sistema di produzione dell’informazione fortemente decentralizzato. Per produrre contenuti è necessario disporre essenzialmente di devices connessi a una rete internet. Ogni utente è in grado di diventare un potenziale produttore di informazioni.

Un secondo fattore cruciale è il prezzo estremamente basso per l’accesso a devices elettronici e rete internet. Questo fornisce infatti la possibilità di comunicazione a livello globale a una fetta significativa della popolazione mondiale.

Per rendere effettivamente fruibile l’enorme quantità di informazioni, diventa essenziale il ruolo dei soggetti incaricati di ordinare quest’ultima e di facilitare il collegamento tra produttori e riceventi. Sia pure con modalità molto diverse, questa funzione chiama in gioco i “motori di ricerca” e i “social media”, che possono essere definiti i “gatekeepers” dell’informazione: oltre a collegare produttori e fruitori, filtrano le informazioni, grazie anche all’utilizzo di algoritmi. La rete è aperta, ma solo pochi soggetti (Google, Facebook, Twitter, YouTube, Instagram) hanno le chiavi dei cancelli da cui passa l’informazione. I motori di ricerca sono il necessario meccanismo che seleziona quali informazioni devono raggiungere il lettore e in quale ordine lo debbano fare. Tutto ciò̀ orienta le scelte dell’utente del web in un’unica specifica direzione, perché come evidenziano anche diversi studi di Behavioral Economics gli utenti pensano che l’informazione ottenuta dalla fonte sia, in termini assoluti, affidabile e neutrale.

Un sondaggio condotto dal Pew Research Center nel febbraio 2016 afferma che il 62% degli adulti americani dichiara di ricercare notizie attraverso i social media e il 18% dice di farlo spesso. Le percentuali crescono se si considerano i cittadini americani di età̀ compresa tra i 18 e i 29 anni: l’81% si informa attraverso la rete.

Tuttavia, questo tipo di informazione non è del tutto in linea con quella tradizionale. Un problema connesso ai nuovi media può essere la polarizzazione delle notizie. Sui social gli utenti tendono a circondarsi di contatti coerenti con il proprio pensiero. Si parla al riguardo di “Filter Bubble”.  Di conseguenza, le informazioni che raggiungono i fruitori dei social rafforzano le loro idee e opinioni, con il rischio di incrociare più difficilmente altri utenti con punti di vista divergenti. In questo caso viene messo in pericolo il pluralismo dell’informazione.

Altro problema messo in luce da alcuni esperti e psicologi statunitensi è il “doomscrolling”, termine utilizzato per definire la pratica di scorrere ininterrottamente le notizie sugli smartphone o sui computer, occupando parti della giornata che prima della pandemia erano destinate ad altre attività.

«La maggior parte di noi non capisce ancora che le news stanno alla mente come lo zucchero sta al corpo», scriveva sul Guardian nel 2013 l’imprenditore svizzero Rolf Dobelli, autore del recente libro di auto-aiuto “Smetti di leggere le notizie”. Da allora è cresciuta ulteriormente la quantità di interventi che riflettono sulle cause e sugli effetti a lungo termine, sia individuali che collettivi, della “dipendenza” dalle notizie, come anche la quantità di consigli condivisi per cercare di arginare questo fenomeno.

Alcuni studi raccolti dal sito The Conversation sottolineano come il modo in cui le persone guardano, leggono e ascoltano le notizie determini cambiamenti non soltanto nella routine di milioni di persone, ma anche nel modo in cui quelle stesse persone sono poi influenzate dalle notizie. Il lettore non è più un fruitore passivo di informazioni: egli è in grado di ricercare, condividere, reagire a miriadi di contenuti in un tempo minimo e con massima libertà. Graham Davey, docente di Psicologia all’Università del Sussex, ha affermato che le modalità di presentazione e accesso alle notizie sono drasticamente cambiate negli ultimi venti anni, tanto da generare effetti anche negativi sui lettori: in generale, questo nuovo mondo dell’informazione ha provocato danni alla salute mentale della gente. Video, clip, immagini scioccanti non aiutano affatto i lettori, che sono sottoposti a un innalzamento del tasso di stress acuto, insonnia e sbalzi d’umore. Come dimostrano degli studi effettuati nel 2013, la possibilità di sviluppare sintomi di PTSD tende ad aumentare esponenzialmente se sottoposti a notizie relative a tragedie, crisi, disastri naturali. Paradossalmente, però, è proprio questo genere di notizie a risultare più “interessante”: esiste, cioè, una tendenza intrinseca psicologica che porta a sostenere con più attenzione gli stimoli negativi rispetto a quelli neutro/positivi.

Tale dato è fondamentale alla luce delle nuove tecnologie che permettono di monitorare gli utenti. Le ricerche che ciascuno fa sul web sono infatti profilate e permettono di proporre quei contenuti che sono di maggiore interesse in quel determinato momento. Si vengono a creare cioè dei trend di cui giornalisti e content creator si servono per poter produrre notizie in linea con le esigenze e gli interessi della popolazione. Viene prodotta un’informazione cucita ad hoc: questo meccanismo prende il nome di “Newsmaking” (costruzione di notizie), in cui le notizie non si scovano più nella grande matassa del mondo, ma si creano, si costruiscono seguendo le logiche del mercato odierno, producendo delle vere e proprie storie in cui gli attori sociali si muovono nel contesto fattizio. Il sociologo Stuart Hall sostiene infatti che «la notizia è un prodotto, una costruzione realizzata dall’uomo, una parte fondamentale del sistema di “produzione culturale” […] le notizie vengono codificate e classificate; assegnate in differenti spazi e suddivise in termini di presentazione e significato»2. Tutto ormai viene confezionato e messo pronto sulla tavola della popolazione mondiale, rendendo appetibili i loro contenuti attraverso l’ausilio di “Clickbait” (contenuto il cui scopo principale è attrarre l’attenzione e spingere i lettori a cliccare sul link di una determinata pagina web), definendola quasi arte dell’inganno. I giornali e le agenzie di comunicazione sfruttano questa tecnica per installare nella mente delle persone false convinzioni assicurandosi la fedeltà del lettore.

Il giornalista Sergio Lepri riflette su questo concetto attraverso termini quali “manipolazione delle fonti del messaggio, insufficienza dei media di mediare tra la fonte e il destinatario (scelta dei contenuti, oscurità del linguaggio, ignoranza dei meccanismi psicologici della lettura o dell’ascolto), difficoltà del fruitore di gestire l’informazione in un tempo di fruizione che rimane limitato nell’arco della giornata”.

Lo sviluppo dei mass media prima e di internet poi ha fatto sì che la notizia divenisse vera e propria merce. Riprendendo le parole del sociologo Zygmunt Bauman: «assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione dell’informazione […]. La mercificazione precede il consumo e controlla l’accesso al mondo dei consumatori. Per avere una accettabile probabilità di poter esercitare i diritti e adempiere ai doveri di consumatore, occorre prima diventare merce»3. Si potrebbe parlare di una sorta di prostituzione della notizia: svenduta, usata e riciclata da tutti come strumento di propaganda, al fine di sedurre i lettori e indurli a uno stato di manipolazione psicologica in cui le emozioni fanno da leva a uno stato ipnagogico, trovandosi in un limbo tra veglia e realtà, sopraffatti da allucinazioni, paura e confusione, vissute come percezioni difficili da distinguere dagli eventi reali.

Il velo che divide il mondo reale dal mondo irreale è molto sottile; capita molto spesso infatti che questa mescolanza di emozioni e la perdita di logica e comprensione del mondo in cui si vive possano portare a una perdita della propria identità, piuttosto che alla cancellazione della concezione del tempo e del luogo in cui si abita.

I sensi di ciascuno non hanno il pieno controllo della realtà sottostante: «nel mondo stabile e compatto della realtà che speriamo vi sono linee di faglia che lasciano affiorare il possibile, l’instabile, il mutevole e che ci costringono a pensarlo, proprio come ci sono luoghi che ci costringono a vedere e percepire ciò che non ha alcuna pretesa di essere reale, ma appare ed è in questo senso presente per noi»4.

Conclusioni

La pandemia e la successiva guerra in Ucraina rappresentano un esempio lampante di come un evento improvviso e sconosciuto possa diventare uno strumento di cattiva comunicazione.

Prospettati verso una realtà in cui bisogna scrivere quasi esclusivamente titoli che devono ottenere il click e vendere copie, i giornali hanno perso di vista il proprio ruolo e la propria oggettività. Sarebbe invece più opportuno riscoprire e recuperare il rapporto con il pubblico, poiché in un mondo in cui tutti ricevono informazioni da chiunque, i media si dovrebbero distinguere nel riportare su carta i puri avvenimenti.

Di fronte a una realtà in cui ormai i mass media sono fondamentalmente mossi da interessi economici, un ruolo derimente è proprio quello del lettore. Chi legge dovrebbe imparare a comprendere cosa risponde realmente al vero dalla pura menzogna: sarebbe necessario, cioè, una sorta di filtro mentale che sappia isolare il superfluo.

Umberto Eco sosteneva che «ancora una volta la questione fondamentale riguarda il filtraggio, non nel senso di censura esterna o politica, ma come senso della responsabilità personale, come filtro del singolo per non soccombere di fronte alla sterminata mole di informazioni della nostra società. Ma su questo piano io, come moltissimi altri, navighiamo verso il futuro con tante legittime preoccupazioni e con poche soluzioni da suggerire»5. Quali potrebbero essere queste soluzioni? Chi potrebbe giocare un ruolo chiave nella guida al lettore?

Note

[1] Lo Conte Marco, Coronavirus, per l’Oms ora è allarme «infodemia». E i social si schierano, 2 Febbraio 2020, Il Sole 24 ore, online

[2] Stuart Hall, Il Newsmaking, unisalento p.6

[3] Zygmunt Bauman, Consumo dunque sono, Editori Laterza, [2007]. Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nelle altre società della storia moderna e premoderna, ma invece “puntillistico” ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta a un punto.

[4] P.Spinicci, lezioni sul concetto di immaginazione, CUEM, [2009] P.131

[5] Umberto Eco, la cultura è anche capacità di filtrare le informazioni, Università di Pisa, [2004]. Il problema non è solo legato all’abbondanza delle informazioni, ma anche alla possibilità di selezionare la loro attendibilità. Una volta ho fatto un esperimento su un tema di cui, pur non essendo uno specialista, presumo di sapere alcune cose: ho digitato la parola “Graal” in un motore di ricerca e ho analizzato i primi 70 siti segnalati. Sessantotto di questi erano puro ciarpame, materiale neonazista o pubblicitario; uno era credibile, ma conteneva una semplice descrizione da enciclopedia del tipo Garzantina; uno conteneva un piccolo saggio preciso, ma privo di particolare interesse. Mi chiedo come possa fare un giovane studente a decidere quale tra questi siti abbia notizie utili.

Bibliografia e Sitografia

AgCom, Osservatorio sul giornalismo: la professione alla prova dell’emergenza Covid-19, III edizione, anno 2020 mese di novembre;

Calvi Alessandro, Il giornalismo della bozza, eredità della pandemia in Italia, 22 Dicembre 2020, L’Indipendente, online https://www.internazionale.it/opinione/alessandro-calvi/2020/12/22/giornalismo-bozza;

Lo Conte Marco, Coronavirus, per l’Oms ora è allarme «infodemia». E i social si schierano, 2 Febbraio 2020, Il Sole 24 ore, online https://www.ilsole24ore.com/art/corona-virus-l-oms-ora-e-allarme-infodemia-ACcWnTGB;

Natali Giacomo, La disfatta dell’informazione sulla guerra in Ucraina, 24 Marzo 2022, Atlante Treccani, online https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/La_disfatta_informazione.html;

Prisco Francesco, Ucraina, così la guerra ha spento la pandemia sui media italiani, 2 Marzo 2022, Il Sole 24 Ore, online https://www.ilsole24ore.com/art/ucraina-cosi-guerra-ha-spento-pandemia-media-italiani-AEd7xKHB?refresh_ce=1;

Mancini Paolo, L’evoluzione della comunicazione: vecchi e nuovi media, Atlante geopolitico 2012, Treccani, online https://www.treccani.it/enciclopedia/l-evoluzione-della-comunicazione-vecchi-e-nuovi-media_%28Atlante-Geopolitico%29/;

Pitruzzella Giovanni, La libertà di informazione nell’era di Internet, 2019, MediaLaws, online https://www.medialaws.eu/wp-content/uploads/2019/05/1.-Pitruzzella.pdf;

Amaturo E., Mezza M., Marino R., Napoli P., Russo V. (2020), I nuovi percorsi della notizia. Temi e linguaggi del giornalismo digitale, Osservatorio Universitario sui linguaggi del giornalismo multimediale, Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli;

Dario Ceccarelli, Mauro De Vincentiis, Luciano Gambucci, Riccardo Stravino. Esterni: Maria Rosaria La Morgia, Valentina Lietti, Il giornalismo ai tempi dei social, anno 2016;

Branca Beatrice, l’informazione sui social media e il giornalismo del futuro, Luglio 2021, Pass, il giornale degli studenti veronesi, online https://www.passmagazine.org/linformazione-sui-social-media-e-il-giornalismo-del-futuro;

Seguiamo troppe notizie, 8 Maggio 2021, Il Post;

Anziano Edoardo, Per una filosofia del giornalismo, 26 Gennaio 2021, La Chiave di Sophia, online http://www.lachiavedisophia.com/blog/filosofia-del-giornalismo/;

Alberti Federica, La spettacolarizzazione dell’informazione: dai talk show alla cronaca nera, tesi di laurea, Luiss, 2018;

Il giornalismo della paura, Il Post, Charlie, Novembre 2021;

Grimaldi Dario, Social, così manipolare le emozioni è diventato un business, NetworkDigital360, Ottobre 2019, https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/social-cosi-manipolare-le-emozioni-e-diventato-un-business/;

Davide Campennì, Guerra e Mass Media, l’uso dei mezzi di comunicazione di massa durante gli eventi bellici, tesi di laurea, Luiss, 2014;

Cristina Maccarrone, Dove sono finita l’obiettività e l’etica del giornalismo?, Flaco;

Pelliccia Valentina, Intelligenza emotiva e libertà: il valore del giornalismo, Il Messaggero, online https://www.ilmessaggero.it/home/intelligenza_emotiva_e_liberta_il_valore_del_giornalismo-6244370.html;

Di Giacomo Luisa, Come difendersi dalle fake news ai tempi della guerra ibrida, Diritto.it, Febbraio 2022, online https://www.diritto.it/come-difendersi-dalle-fake-news-ai-tempi-della-guerra-ibrida/;

Umberto Eco, la cultura è anche capacità di filtrare le informazioni, Università di Pisa, 2004;

P.Spinicci, lezioni sul concetto di immaginazione, CUEM, 2009;

Zygmunt Bauman, Consumo dunque sono, Editori Laterza, 2007;

Stuart Hall, Il Newsmaking, unisalento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: