Un Paese, un modello di istruzione

Un Paese, un modello di istruzione

In passato, il criterio di scelta principale della scuola da frequentare non era sicuramente il metodo di insegnamento utilizzato, mentre oggi le cose sono cambiate e si pone molta più attenzione al modo in cui gli insegnanti trasmettono il sapere ai discenti. Ciò ha comportato lo sviluppo di diversi metodi di insegnamento e didattica, che sono oggi in continuo sviluppo e miglioramento, al fine di garantire il miglior apprendimento da parte dello studente.

Prima di descrivere alcuni diversi metodi, è doveroso definire la “didattica” come la scienza che studia, mette a punto e definisce i vari metodi di apprendimento e di insegnamento. Ogni insegnante ha il proprio metodo didattico, che è il modo in cui sceglie di trasmettere il sapere agli studenti e che necessita di essere conforme ad alcune linee guida stabilite dagli esperti.

Metodi di insegnamento e apprendimento:

a. Lezioni frontali

In Italia, ancora oggi, le lezioni frontali sono il metodo di insegnamento più diffuso. Si tratta di un modello derivante dall’antica Grecia e più precisamente dalla città di Atene. Gli ateniesi tenevano lezioni frontali già a partire dal V secolo a.C.

Come ogni metodo di insegnamento, anche questo ha dei pro e dei contro. Se, da un lato, le lezioni frontali permettono di rivolgersi in maniera chiara e immediata a un maggior numero di persone contemporaneamente e consentono anche un veloce passaggio di informazioni dall’insegnante al discente, dall’altro comportano una scarsa partecipazione da parte di chi apprende, che si limita semplicemente ad ascoltare e assorbire le nozioni senza essere minimamente coinvolto nella lezione. In questo approccio si può affermare che la conoscenza sia il fine ultimo.

b. Problem-based learning (PBL)

Il motto di questo approccio all’apprendimento è “NOI risolviamo i problemi, quindi IO imparo”.

Questa metodologia di insegnamento è molto complessa e ricca di passaggi, sfaccettature e sottocategorie diverse, nonostante si basi su principi semplici e che mirano a coinvolgere il più possibile lo studente.

La didattica basata sui problemi è molto diversa dalle classiche lezioni frontali; in questo approccio, infatti, la conoscenza non è il fine ultimo, bensì il mezzo che consente di risolvere un problema. L’insegnante (o tutor) non si limita a spiegare un argomento alla classe, ma pone agli studenti dei problemi e delle questioni che necessitano di una soluzione; sono poi gli stessi che dovranno capire come arrivare a questa.

Questo metodo consente di:

  • Incoraggiare i discenti ad approcciarsi al problema in modo riflessivo e prendere conoscenza delle caratteristiche dello stesso;
  • Spingerli ad un’analisi del problema e di conseguenza alla ricerca di una soluzione;
  • Esplorare e conoscere le proprie attitudini;
  • Stimolare la collaborazione e le relazioni interpersonali;
  • Promuovere la creazione di una comunità di apprendimento.

È evidente come tutti questi punti pongano lo studente nelle condizioni di imparare mentre si mette in gioco e ricerca la risoluzione a un dato problema.

I primi studi al riguardo risalgono ai primi anni del Novecento, quando John Dewey (filosofo e pedagogista statunitense) iniziò a sperimentare un metodo di apprendimento che non si basasse esclusivamente sulla memorizzazione di nozioni esposte da un insegnante, ma che considerasse lo studente come parte attiva del processo.

Nonostante gli studi di Dewey, il metodo in quanto tale nasce solo negli anni ’60 in Canada. Il neurologo Howard Barrows, infatti, si rese conto che molti studenti non riuscivano ad applicare le nozioni scientifiche acquisite in contesti reali e concreti; pertanto, propose questo modello di apprendimento basato sulla risoluzione di un problema attraverso un proprio metodo e percorso, utile nella successiva vita professionale dello studente.

Dopo le riflessioni di Barrows, il PBL si diffuse in diverse università del mondo, tra le quali Harvard, New Mexico, Limburg, Linkoping, New Castle e anche l’università del Canale di Suez, operando una vera e propria rivoluzione.

In Italia, è entrato a far parte dei programmi ministeriali solo a partire dal 1979 ed è stato definito come “un luogo fisico dove apprendere facendo”.

Nel corso del tempo, il PBL si è ampliato molto, sviluppando una serie di metodologie correlate che si rifanno ai principi dello stesso e che puntano ad aumentare l’autonomia degli studenti, spingendoli a sfruttare a pieno le proprie capacità.

Alcune di queste sono:

  • Il Project Learning (apprendimento basato su progetti);
  • L’Action Learning (apprendimento basato sull’azione);
  • Il Cooperative Learning (apprendimento cooperativo);
  • Il Work Based Learning (apprendimento fondato sul lavoro);
  • Approccio metacognitivo e apprendimento autonomo;
  • Il Problem-solving;
  • La Peer-education (educazione tra pari);
  • La controversia strutturata o il dibattito.Fleep Teaching

c. Fleep Teaching

Questa metodologia di apprendimento è molto diffusa all’estero, meno in Italia. Il metodo prevede che gli studenti entrino in classe conoscendo a priori l’argomento che poi esporranno agli altri. L’insegnante si occupa di fornire materiali, dispense, supporto e il processo di apprendimento culmina nell’esposizione stessa, momento in cui anche il resto della classe partecipa e che prevede eventuali integrazioni da parte dell’insegnante in caso di lacune.

Uno dei pro di questo approccio è che lo studente è totalmente responsabile del processo di apprendimento, di conseguenza l’insegnante avrà più tempo in classe per svolgere attività laboratoriali.

La nota negativa è invece la penalizzazione dei rapporti tra compagni, in quanto lo studente lavora in modo autonomo e individuale.

Sistemi scolastici a confronto

Come ormai sappiamo, ogni Stato ha messo a punto un proprio sistema scolastico nel quale si riflette lo spirito della società stessa. Ogni sistema, infatti, si offre di preparare al meglio lo studente fornendogli tutti gli strumenti che potrebbero essergli utili in futuro.

In base alle caratteristiche di ogni Stato, sono progressivamente nati dei modelli scolastici consoni allo sviluppo dello stesso.

Ne presentiamo di seguito alcuni:

1. Finlandia

Da molti anni il sistema scolastico finlandese viene lodato e ammirato. Dalle indagini effettuate dai Paesi OCSE, è emerso che gli studenti finlandesi sono i più preparati a livello mondiale.

L’istruzione primaria finlandese si divide in istruzione prescolare, che va da 0 a 6 anni ed è facoltativa, e scuola comprensiva. Quest’ultima è obbligatoria e gratuita ed è divisa in due cicli: il ciclo inferiore, che va dalla 1° alla 6° classe, e il ciclo superiore, che va dalla 7° alla 9° classe.

L’istruzione secondaria superiore (ovvero il ciclo superiore) termina intorno ai 15/16 anni, età che corrisponde alla fine della scuola dell’obbligo.

L’istruzione secondaria può essere a sua volta di due tipologie: un’istruzione generale (Lukio/Gymnasium) e un’istruzione e formazione professionale (Yrkesutbildning).

L’istruzione generale corrisponde all’incirca al liceo italiano, ma nonostante questo è profondamente diversa. La durata è di tre anni e la struttura è in moduli (non anni). Sono gli studenti a scegliere i corsi che preferiscono, oltre a seguire quelli obbligatori.

L’istruzione professionale è invece identica alle nostre scuole professionali; è un percorso che ha il fine di insegnare allo studente un mestiere e conferisce la qualifica necessaria per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Le sostanziali peculiarità del sistema finlandese sono essenzialmente due: l’importanza dello studio delle lingue straniere e il ridotto quantitativo di compiti da svolgere a casa, grazie a cui gli studenti hanno tempo anche per svolgere altre attività.

2. Olanda

Anche l’Olanda, come la Finlandia, possiede un ottimo sistema scolastico che garantisce alta qualità e un’ottima offerta formativa. A differenza di quest’ultima, però, in Olanda non esiste una vera e propria educazione prescolare; si ritiene infatti che per i bambini dai 2 ai 5 anni ci sia un vero e proprio rischio di svantaggio educativo. Pertanto, l’istruzione primaria inizia a 5 anni e termina a 12, anche se nonostante questo molti bambini iniziano a 4 anni.

L’istruzione secondaria olandese si divide in due cicli: l’istruzione secondaria inferiore e l’istruzione secondaria superiore.

L’istruzione secondaria inferiore dura tre anni ed è simile al biennio dei licei italiani; in questo periodo, infatti, gli studenti ottengono un’istruzione generale e sono tenuti a scegliere i successivi studi.

L’istruzione secondaria superiore può essere di tre tipi: istruzione pre-universitaria (15-18 anni), che oltre a preparare gli studenti all’università li prepara anche per l’istruzione professionale superiore; istruzione generale (15-17 anni), svolta in scuole che preparano lo studente ad accedere all’istruzione superiore professionale (in alternativa sono previsti anche dei corsi abbreviati della durata di un anno); istruzione professionale (16-20 anni), che si articola su 4 livelli, dall’addestramento professionale per assistenti alla formazione specialistica.

La sostanziale peculiarità del sistema olandese è che dà una grande importanza alla sinergia tra scuola e lavoro. La scuola, infatti, deve inserire e preparare lo studente al mondo del lavoro, valorizzando anche l’internazionalità.

È importante notare come in Olanda la scuola sia gratuita fino ai 18 anni, ma anche dopo questo termine lo Stato aiuta lo studente con una borsa di studio base che può eventualmente essere integrata con prestiti universitari e altre borse di studio. Dopo i 18 anni, se lo studente desidererà proseguire gli studi avrà tre alternative: l’università, l’istruzione superiore professionale oppure l’apprendimento a distanza a livello superiore.

3. Inghilterra

Lo sviluppo economico dell’Inghilterra ha avuto effetti anche sull’istruzione. In questo Paese, infatti, l’alternanza scuola-lavoro ha un ruolo molto importante.

L’istruzione prescolare va dai 3 ai 5 anni ed è gratuita solo se i genitori ne fanno richiesta. Dopodiché vi è l’istruzione primaria (primary schools), che va dai 5 agli 11 anni, ed è seguita dall’istruzione secondaria (secondary schools), che va dagli 11 ai 16 anni di età.

Questo ciclo di studi si divide in tre tipologie di scuole: una di tipo polivalente, una di studi classici e una di insegnamenti di base.

La vera differenza tra l’istruzione inglese e quella italiana sta nell’istruzione secondaria superiore. In Inghilterra, infatti, vi è un ciclo di studi chiamato Tertiary school, che dà allo studente un’istruzione generale (si tratta del college). Gli studenti (che hanno dai 16 ai 18 anni) sono tenuti a frequentare dei corsi obbligatori, ma hanno anche la possibilità di integrare i loro piani di studi con corsi inerenti agli interessi personali. Queste scuole offrono anche molti corsi professionali, oltre che un’istruzione generale.

La differenza sostanziale tra il sistema scolastico inglese e quello italiano sta soprattutto nell’approccio didattico. I punti di forza del sistema scolastico inglese sono:

a. Il rapporto informale tra alunni e professori, che contribuisce a instaurare una fiducia reciproca, la quale a sua volta comporta un migliore apprendimento da parte dello studente e anche la costruzione di un ambiente di lavoro più ottimale;

b. La tecnologia, che è parte integrante della vita didattica dello studente in quanto aumenta le possibilità di apprendimento;

c. Il metodo didattico, che è basato su un approccio meno accademico e più formativo, che punta alla condivisione e all’interazione, al fine di sviluppare maggiormente le soft skills necessarie nel mondo lavorativo;

d. La scuola come posto di socializzazione. In Inghilterra la scuola è vista infatti come un luogo dove sviluppare le relazioni tra compagni. Proprio per questo le scuole rimangono aperte per molte ore, anche nei pomeriggi, al fine di favorirne la fruizione e renderle un vero e proprio centro di aggregazione sociale.

University of Cambridge

Parlando dell’istruzione universitaria inglese, l’Università di Cambridge merita una specifica trattazione. Sul loro sito web è presente una scheda che illustra in modo chiaro e dettagliato il loro metodo di insegnamento. L’istruzione avviene mediante:

  • Conferenze tenute da professori di spicco e professionisti del campo. Esse sono di solito il punto di partenza per sviluppare le proprie ricerche e approfondire gli argomenti e in genere hanno la durata di 50 minuti;
  • Seminari e lezioni. Questa tipologia di lezione è rivolta a piccoli gruppi di persone (10-30 studenti) e ha una durata di una/due ore, con il fine di discutere in modo approfondito di specifici argomenti;
  • Laboratori;
  • Gite, viaggi di istruzione e corsi di lingua;
  • Viaggi all’estero;
  • Ricerca indipendente. L’università fornisce la possibilità di pubblicare le proprie ricerche mentre si è ancora studenti;
  • Esperienze lavorative. Alcuni corsi danno la possibilità allo studente di sperimentare e applicare i suoi studi in un contesto lavorativo, avvicinandolo alla carriera che probabilmente intraprenderà.

Cambridge si propone di stimolare gli studenti, aiutarli nella loro crescita culturale e personale, portandoli a sviluppare soft-skills e competenze sotto la supervisione di tutor. Uno dei maggiori punti di forza del loro sistema educativo è la personalizzazione dei corsi di studio e proprio la forte presenza di un tutor che aiuta e supervisiona lo studente in modo individuale.

4. Stati Uniti

Il sistema scolastico degli Stati uniti è quello che si differenzia maggiormente dal resto del mondo (in particolar modo da quello italiano). Le differenze maggiori non risiedono nei primi cicli di studi (nursery, elementary school e middle school), ovvero quelli che vanno da 0 a 14 anni, ma a partire dall’istruzione secondaria superiore.

L’istruzione secondaria superiore va dai 14 ai 18 anni di età ed è composta da due tipologie di scuole: le high school e le boarding school o prep school. In entrambi i casi, le materie obbligatorie sono poche (matematica, scienze, educazione fisica, inglese e scienze sociali), dunque lo studente ha la possibilità di scegliere i corsi che preferisce, costruendo il proprio percorso scolastico. La differenza tra le high school e le prep school è che le seconde sono private e talvolta molto costose; pertanto, solo le famiglie benestanti possono permettersi di iscrivere i loro figli nelle stesse.

Negli Stati Uniti, l’istruzione è obbligatoria fino ai 18 anni e dopo le scuole superiori è possibile proseguire il percorso di studi iscrivendosi all’università o a dei corsi professionali.

Un’altra sostanziale differenza con l’Italia sta nell’organizzazione del percorso universitario; l’università statunitense, infatti, si basa su dei principi stabiliti nel Medioevo, che hanno dato vita a una filosofia educativa chiamata liberal arts education, finalizzata alla formazione di un individuo culturalmente completo piuttosto che alla mera erogazione di singole nozioni.

Inoltre, in America non esistono le interrogazioni orali bensì si effettuano esclusivamente dei test consistenti in “saggi” da scrivere o veri e propri test a risposta multipla.

Anche la valutazione è differente, poiché avviene mediante delle lettere a cui corrisponde un punteggio e nel caso in cui si venga bocciati in un corso, non si perde l’anno, ma durante il successivo si dovrà ripete esclusivamente il corso in cui si è stati bocciati (oltre che passare gli esami in programma).

A differenza dei corsi di laurea italiani, quelli statunitensi sono molto più fluidi e liberi (lo studente può scegliere fino al 35% del suo curriculum universitario); non sono rigidamente preimpostati, ma è lo studente che crea il proprio percorso di studi senza la necessità di particolari approvazioni. Il rischio in cui si può incorrere è quello di un piano di studi disorganizzato e non omogeneo, ma si tratta di un pericolo che viene fortemente arginato dai percorsi orientativi. Nonostante il percorso universitario sia dunque libero e personalizzabile, ci sono comunque dei requisiti da rispettare:

  1. Numero totale di corsi, requisito volto a stabilire il numero di esami che uno studente deve superare per ottenere la laurea oppure il numero di crediti (units) necessari per il conseguimento della stessa;
  2. Acquisizione di adeguate capacità di comunicazione, requisito che si articola in due sezioni: l’acquisizione di un’adeguata capacità di scrittura e l’utilizzo della lingua inglese o la conoscenza di una lingua straniera;
  3. Breadth of understanding o general education, che punta a fare in modo che ogni studente abbia un’educazione generale completa;
  4. Depth of knowledge o concentration, che assicura che lo studente abbia un’adeguata educazione rispetto all’indirizzo (major) scelto.

Conclusioni

Ad analisi fatte, è evidente che stabilire quale sia il miglior metodo di insegnamento-apprendimento è un compito difficile. In primo luogo, perché esistono alcuni metodi che sono più o meno validi in base alla materia da insegnare e in secondo luogo perché è necessario dividere gli studenti per età e per attitudini personali, non tutti i ragazzi infatti imparano allo stesso modo.

Gli studi di psicologia e pedagogia si stanno concentrando proprio su quest’ultimo aspetto: in che modo gli studenti apprendano. I modelli elaborati da metà Novecento a oggi sono molteplici, ma il punto in comune è dato dalla consapevolezza che ogni persona abbia un proprio stile di pensiero, ossia ogni individuo elabori e apprenda nozioni secondo un proprio criterio. Più l’insegnamento seguirà tale criterio, più esso risulterà efficace. La direzione ideale è quindi quella di un insegnamento che si modella sulle esigenze del singolo individuo.

È proprio a partire da questa ideologia che si sono sviluppati sistemi di istruzione alternativi, come il metodo Montessori, un modello psicopedagogico costruttivista che mette al centro l’individualità dell’allievo, comprendendo come l’insegnamento possa essere più proficuo se costruito su misura dello studente (In Italia, inoltre, il Miur sta promuovendo diversi progetti di rinnovamento della didattica che mirano a integrare metodi stranieri e ad alternare stili di insegnamento. È il caso del PP&S, Problem Posing&Solving, un progetto che mira a colmare le lacune individuate dai test Invalsi attraverso il metodo del problem solving per l’insegnamento delle materie scientifiche).

Di conseguenza, si può affermare che non esiste un metodo di insegnamento universalmente valido, ma è sicuramente fondamentale dare valore al singolo individuo e alle sue proprie peculiarità, alternando vari approcci, modellando i sistemi alla materia insegnata, adeguando l’offerta didattica alle esigenze di mercato, insomma creando un sistema fluido in grado di stimolare la curiosità dello studente allenandolo a essere un lavoratore.

Sitografia

Istituto Istruzione Superiore “V. Lancia”, Alcuni sistemi scolastici a confronto, http://www.iis-lancia.edu.it/sito-download-file/12/all

University of Cambridge, Teaching and learning, https://www.undergraduate.study.cam.ac.uk/courses/how-will-i-be-taught

Take The Leap, Come funziona il sistema scolastico inglese, https://www.wep.it/take-the-leap/come-funziona-il-sistema-scolastico-inglese/

Centro certificazioni europee informatiche, Metodologie per la didattica e l’insegnamento efficace, http://www.centrocertificazionieuropeeinformatiche.it/images/materialecorsodocenti/Modulo5_Metodologie.pdf

IFS CONFAO, Insegnare per competenze con la didattica laboratoriale, http://www.ifsconfao.net/ifs/docs/Strumenti_per_le_competenze.pdf

Pierpaolo Limone, Problem-based learning – L’apprendimento basato sui problemi, https://elearning.univpm.it/sites/elearning.univpm.it/files/elearning/Limone_pbl_1.pdf

Miur e offerta didattica https://www.miur.gov.it/web/guest/progetto-pp-s

Bibliografia

Marrucci L., (2004), L’Università negli Stati Uniti d’America in una prospettiva comparata con l’Italia

Salini D., (2008), Didattica per situazioni-problema

Robert Sternberg, Stili di Pensiero

Autori: Rebecca, Giulia

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